Il buio dentro i sondaggi. Il voto “coperto” del 45 per cento degli italiani

di Lucio Fero
Pubblicato il 27 Gennaio 2011 14:48 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2011 14:48

ROMA-Il buio dentro i sondaggi: quasi un italiano su due si tiene dentro “l’effetto che fa”. I sondaggi elettorali non valgono più, o almeno il loro valore è dimezzato. Lo ammettono, lo rilevano gli stessi sondaggisti. Perché alla domanda: lei cosa voterebbe se si votasse domani, circa un 45% degli interrogati risponde: non so, ci sto pensando, sono indeciso, forse non voto niente. E questo dimezza, almeno dimezza, il valore delle risposte di chi risponde. Il 30 o forse 29 per cento per il Pdl, il 24/25 per cento per il Pd, l’undici per la Lega, il sette per Vendola, il cinque/sei per Di Pietro, Fini e Casini, le cifre “scoperte” che i sondaggi registrano non sono false ma sono monche. Monche della metà quasi degli italiani che non rispondono. E l’area della non risposta si allarga e si consolida, come mai prima: è questo “l’effetto che fa”.

Effetto Ruby, effetto vertigine dal sapere di Berlusconi e della fabbrica del bunga-bunga. Effetto del crederci o non crederci. Effetto del vedere un premier che vuole “punire” i magistrati. Effetto del vedere i magistrati che assediano il premier. Effetto del sentire il Papa “turbato”. Effetto di aver un governo che poco altro fa che negare le accuse e pure l’evidenza. Effetto di avere un’opposizione nel caos permanente e crescente. Effetto di sospettare e temere che il federalismo partirà con nuove tasse. Effetto di apprendere Fini fatto fesso dal cognato. Effetto di…L’effetto che fa tutto questo e tutto insieme è che quasi un italiano su due non sa cosa fare se si vota. E, quindi, se si vota, nessuno sa come va a finire: i sondaggi hanno perso l’ago magnetico e la politica ha perso la bussola elettorale.

Cosa c’è, c’è qualcosa di “coperto” in quel quasi 45 per cento che non sa, è indeciso e non parla nei sondaggi? Anche Blitz nel suo piccolo ha chiesto per via di sondaggio. Ha chiesto se c’è una sorpresa in incubazione in questo silenzio di massa. Il 30 per cento di chi ha risposto ha risposto che sì, lì sotto c’è una sopresa. Il 22 per cento ha rispoto che sorpresa non c’è e non ci può essere perché l’opposizione non è in grado di essere alternativa di voto e governo. Il 33 per cento ha escluso che sorpresa ci possa essere perchè la “gente” è sorella gemella di Berlusconi. Il 16 per cento non prevede sorprese fino a che c’è questa televisione che c’è.

Se sorpresa si nasconde, si occulta ma cresce nel buio che c’è nei sondaggi, quale sorpresa può essere? Basta che sia relativamente piccola in quantità per cambiare i connotati alla politica, e anche un po’ alla storia italiana. La metà degli italiani che risponde in chiaro ai sondaggi elettorali si pronuncia al 40 e passa per cento per Berlusconi, Bossi e Storace. Al 15 per cento circa per Casini, Fini e Rutelli. Al 40 per cento scarso per Bersani, Vendola, Di Pietro e “spiccioli” del centro sinistra. Il dato oscilla sondaggio per sondaggio ma non muta di segno: l’alleanza Berlusconi-Bossi arriva prima se si vota e quindi si prende la maggioranza dei seggi alla Camera, anche se resta la roulette del risultato al Senato. Perché Fini, Casini e Rutelli non si sommano e non si possono sommare con Bersani, Vendola e Di Pietro. Perchè se provano a sommarsi finiscono con una sottrazione di voti e non con un’addizione: sono elettorati che non si aggiungono ma l’un l’altro si elidono. Perchè questa è la legge elettorale. Perchè, anche se talvolta le distanze tra gli schieramenti si accorciano, un “sorpasso”, un accenno di sorpasso non è mai stato segnalato nè avvistato.

Però basta che poco si muova in quel 45 per cento che a domanda non risponde. Basta che il venti e passa per cento di astensionismo annunciato ingrossi appena di un paio di punti in percentuale, 800mila voti ieri espressi che diventano astensioni, astensioni di elettori di centro destra che di centro destra restano ma, stavolta, se si tratta di votare per Silvio, stavolta passano la mano. Basta che mezzo punto in percentuale, 200 mila voti di “indecisi” , moderati indecisi, cedano alla tentazione di votare stavolta Casini. Basta che i molti perplessi a destra si riversino in massa da Berlusconi a Bossi, ma non proprio tutti non tutti. Se questa fosse la sorpresa, il quaranta e passa per cento per Berlusconi più Bossi “scadrebbe” a 39 per cento e le elezioni cambierebbero segno. Non perchè l’opposizione prende più voti, ma perchè il centro destra non prenderebbe tutti i “suoi” voti. D’altra parte è così che si vincono o perdono più o meno da sempre le elezioni in Italia: non spostando voti da uno schieramento all’altro, ma facendo o non facendo il pieno dei “propri” voti.

Basta poco, se c’è la sorpresa nel buio dentro i sondaggi. Ma c’è davvero questa sorpresa. Nessuno lo sa, davvero nessuno lo sa. E ogni scetticismo al riguardo è più che legittimo. La sinistra continua ad aver scarsissimo appeal elettorale, l’unico movimento che si vede in quell’area è Vendola che si mangia un bel pezzo di elettorato Pd. Il Terzo Polo è fragile e incollato con spago e non mastice. Sono fenomeni e dati che possono riproporsi anche all’interno del 45 per cento che non sa o è indeciso. La sorpresa potrebbe essere amara: meno voti al Pdl, meno voti al Pd, meno gente a votare, nessuna maggioranza in entrambe le Camere. Ma questa in fondo è una sorpresa attesa, nessuno sa cosa ci sarà quando il “pacco” sarà scartato. Un quando che si avvicina, nel buio dei sondaggi dentro i sondaggi.