Busta con proiettile indirizzata a Salvini. Il Ministro: “Non mi fanno paura”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 maggio 2019 16:06 | Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2019 16:34
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Busta con proiettile indirizzata a Salvini. Il Ministro: “Non mi fanno paura”

ROMA – Una busta con un proiettile calibro 9 indirizzata a Matteo Salvini è stata intercettata al Centro di Smistamento Postale di Roma, in piazzale Ostiense, ed è stata sequestrata dagli artificieri della polizia di Stato. Lo si apprende da fonti del Viminale.

Il pacco ha insospettito gli investigatori per l’assenza dell’annullo postale e di un mittente. Nessun messaggio né sigle di rivendicazione. “Non mi fanno paura e non mi fermo. Più che da una politica spesso ipocrita, confido nella solidarietà di milioni di italiani perbene che si esprimeranno con il voto di domenica”, commenta il ministro Salvini.

I carabinieri del Ros solo questa mattina avevano arrestato tre anarco-insurrezionalisti, autori di attentati esplosivi inseriti nella campagna di lotta contro la repressione del giugno 2017. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Milano, hanno accertato come gli autori si fossero riuniti a Genova per la spedizione di tre pacchi esplosivi recapitati al Palazzo di Giustizia di Torino e indirizzati a due pm della Procura subalpina. 

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Erano arrivate il 7 giugno 2017 ed erano indirizzate ai pm Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna le due buste esplosive su cui hanno indagato i carabinieri del Ros. Entrambi i magistrati si occupavano di terrorismo ed eversione. Sparagna, in particolare, aveva coordinato l’inchiesta per terrorismo, chiamata ‘Scripta Manent’, sugli anarchici delle Fai-Fri. Le due buste, che contenevano fili elettrici, polvere da sparo e una batteria ed erano in grado di esplodere, avevano un timbro postale da Genova. Come mittente riportavano, evidentemente in maniera fittizia per tentare di eludere i controlli, i nomi di avvocati. L’area interna del Palazzo di Giustizia venne chiusa per permettere agli artificieri di neutralizzare gli ordini in sicurezza. Le indagini, almeno in un primo momento, riguardavano una busta analoga indirizzata agli uffici di Roma del Dap (il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria). (fonte ANSA)