Calabria: il patrimonio dei consiglieri regionali? E’ segreto, in barba alla legge

Pubblicato il 12 agosto 2010 12:48 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2010 15:47

In Calabria un cittadino non può sapere quanto guadagna, quali attività e quale partimonio abbia un consigliere regionale. Questo anche se una legge del 1982 (la 441) impone a tutti i titolari di cariche nazionali, comunali, provinciali e regionali di portare a conoscenza dei cittadini la propria situazione patrimoniale. Presentando, entro tre mesi dalla propria elezione, una dichiarazione con l’elenco dei beni mobili, immobili e partecipazioni societarie, oltre alla lista degli incarichi ricoperti e l’ammontare delle spese sostenute per la campagna elettorale. Dovrebbe essere così, ma il condizionale è d’obbligo.

La scoperta sconcertante l’ha fatta una militante del partito Radicale (che da anni si batte per l’istituzione di un Anagrafe pubblica degli eletti). Il suo nome è Giuseppe Candido e ha inoltrato una richiesta alla Regione Calabria per conoscere la situazione patrimoniale dei componenti del Consiglio regionale. Peccato che il segretario generale in persona, Giulio Carpentieri, gli ha risposto che non è possibile “come si evince dal parere espresso dal settore legale”. Leggendo la spiegazione, e traducendola in italiano, si evince che la richiesta è stata respinta per due motivi: uno, non sussiste un “interesse specifico” per cui un cittadino debba voler sapere il reddito di un consigliere; secondo, in Calabria non è mai stata varata una legge che spieghi come le informazioni patrimoniali degli eletti debbano essere pubblicate sulla Gazzetta regionale. E quindi ciccia, in barba alla legge.

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