Si vota su Caliendo e sul governo: i finiani verso l’astensione

Pubblicato il 2 agosto 2010 17:35 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2010 17:43

Giacomo Caliendo

Mercoledi in Parlamento si vota su Caliendo, il sottosegretario alla Giustizia secondo le opposizioni “colpevole” di contatti e intese con gli indagati dalla magistratura per la ipotetica P3. Si vota sulla mozione di sfiducia individuale al rappresentante del governo. E, in qualche modo, si vota anche sul governo stesso. Nessun rinvio a settembre: la conferenza dei capigruppo alla Camera ha deciso di non rinviare la votazione. Il rinvio non l’ha voluto lo stesso Berlusconi, vuole testare subito come si comporteranno i 33 finiani. Voteranno con la maggioranza a difesa di Caliendo? Allora Berlusconi potrà dare corpo alla sua tesi secondo la quale con la scissione non è successo nulla che metta in discussione il governo. Voteranno i finiani con l’opposizione, contro Caliendo? Allora Berlusconi griderà al tradimento, al voto contro il governo e accelererà i tempi che portano ad elezioni anticipate. Insomma Caliendo e il governo diventano sinonimi.

Fini aveva fatto sapere di avere “le idee ben chiare su cosa fare” al riguardo. La possibilità più concreta è che i finiani si astengano. Non un voto per Caliendo, mantenendo così il punto fermo della difesa della legalità. Non un voto contro il governo per non essere accusati e travolti dalla responsabilità di provocare una crisi. Ma l’eventuale scelta dell’astensione non li pone al riparo: senza i loro voti Caliendo rischia comunque una maggioranza di deputati che lo sfiducia. E poi come si voterà? A scrutinio segreto? In questo caso Caliendo potrebbe anche diventarte un “pretesto”: il Pdl potrebbe essere tentano di votargli contro per far ricadere sui finiani il peso della susseguente crisi. In caso di voto a scrutinio palese i finiani potrebbero stendere un documento autonomo che illustri la loro posizione.

Banco di prova della maggioranza, del governo, delle intenzioni di Berlusconi, della strategia di Fini, della compattezza del suo gruppo. Come voteranno i finiani? Terranno fede alla promessa di lealtà al governo o voteranno compatti contro il sottosegretario coinvolto nell’inchiesta P3? In base all’esito del voto il presidente del Consiglio Berlusconi potrebbe decidere se andare al Quirinale avendo davanti ormai un’insanabile crisi di governo.

Se la crisi c’è, sarebbe il ragionamento di Berlusconi, meglio andare al voto. Finora invece le mozioni di sfiducia sono sempre state evitate: con il ministro Claudio Scajola, convinto dal premier alle dimissioni prima del voto in Aula. Stesso iter seguito di recente anche dal ministro Brancher e dal sottosegretario Nicola Cosentino. Dimissioni arrivate prima del voto in Aula, proprio per evitare di rendere palese la debolezza della maggioranza. Ma ora la rottura con Fini è definitiva e questo cambia gli equilibri.

“Vedremo fin d’ora se i finiani saranno davvero leali al governo. Andiamo pure al voto sulla mozione Caliendo, se voteranno contro è evidente che la maggioranza non esiste più e sarà meglio andare al voto in autunno”, diceva a i suoi Berlsuconi alla vigilia della riunione dei capigruppo.

Fini, assicurano i suoi, non vorrebbe arrivare a una crisi proprio ora, a pochi giorni dalla pausa estiva dei lavori parlamentari, nonostante ieri il suo portavoce avesse annunciato che il presidente della camera, sulla vicenda Caliendo avrebbe “le idee chiarissime”.