Calvi, Violante e i garantisti “assediati” a sinistra

Pubblicato il 17 Febbraio 2011 14:33 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2011 15:26

Luciano Violante con Gianfranco Fini

ROMA – Sulla vicenda dello scandalo sessuale del premier, anche a sinistra ci si interroga sull’anomalia tutta italiana dell’uso indiscriminato delle intercettazioni. Ne ha parlato per primo Luciano Violante sul Corriere della Sera, seguito dall’avvocato Calvi, esponente del Pd. Violante è tornato sul tema in un’intervista concessa nel programma “Telefonata” su Canale 5, condotto da Maurizio Belpietro. Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di giovedì 16 febbraio, stigmatizza soprattutto la posizione di Calvi, ironizzando fin dal titolo sul “Garantismo alla Dalemoni”, azzardando ipotetici “inciuci” di dalemiana memoria.

Qual è la tesi di Calvi e di Violante? Non siamo alla barbarie giuridica, ma certo l’uso delle intercettazioni è esagerato e la querela per diffamazione non rappresenta un contrappeso efficace. E in Italia c’è un rapporto perverso fra informazione e giustizia, rappresentato dalla pubblicazione indiscriminata di intercettazioni e atti coperti dal segreto istruttorio. E cosa più grave, c’è l’impressione che il massimo dell’attenzione mediatica sia concentrata sulle indagini e non sulle sentenze. Insomma si organizza un can can sui primi atti dell’indagine, ma non si sa nulla di come va a finire. Il vizio riguarda non solo i giornalisti, ma in primo luogo i magistrati stessi.

”Credo che l’Italia – sostiene Violante – sia un caso unico tra i paesi avanzati in cui i media dedicano tanto spazio alle trascrizioni più che ai commenti, c’è un’informazione fatta per trascrizione di atti processuali piuttosto che per analisi dei fatti stessi. E’ importante che i cittadini sappiano quello che succede e che ci sia il controllo dell’opinione pubblica, che in democrazia è indispensabile, ma ci sono anche la tutela della riservatezza del processo e delle persone che sono valori che vanno tenuti in equilibrio”.

Guido Calvi

L’ex magistrato non è il primo né l’unico, nel suo schieramento, a porre con forza il valore delle garanzie giuridiche e costituzionali contro la spirale giustizialista in corso dal periodo di Mani Pulite. Il tema appassiona da tempo Guido Calvi, avvocato e per anni parlamentare del Pci dei Ds, oggi consigliere laico del Csm. Calvi individua l’”anomalia” italiana nell’attenzione ossessiva politica e dei media alla fase preliminare dell’attività giudiziaria: un fenomeno che porta la stampa a pubblicare contenuti completamente estranei all’inchiesta, privi di qualunque rilevanza penale e oggettiva, con grave danno per i cittadini e per le stesse indagini.

La querelle è destinata a protrarsi. Il “mostro” Berlusconi ha fatto deviare da tempo la sinistra italiana e parte della stampa dalle tradizionali posizioni garantiste. La confusione generata è tale da non poter sparire insieme all’auspicato (a sinistra) tramonto di Silvio I.