Fini lancia l’allarme: “Alla Camera rischio paralisi”

Pubblicato il 18 maggio 2010 13:32 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2010 13:56

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini teme una paralisi dell’attività legislativa della Camera dei deputati. Parlando con i cronisti a Montecitorio, il presidente della Camera ha spiegato:  “Siamo a questo paradosso,  tutte le forze politiche ed il governo si sono dichiarati consapevoli che, a meno che il governo non presenti un decreto, c’é il rischio di una sostanziale paralisi dell’attività legislativa della Camera”.

Al centro dell preouccupazioni di Fini, espresse al  termine della riunione dei capigruppo di Montecitorio, c’è  il fatto che l’attività dei parlamentari si chiude a metà settimana una cosa che il presidente della Camera definisce “non normale”.  “Il paradosso – aggiunge Fini – è che il decreto è uno strumento previsto ma l’abuso è stato stigmatizzato come negativo”.

Fini, già lunedì 17 maggio, aveva stigmatizzato alla conferenza dei capigruppo il fatto che la scorsa settimana l’Aula avvia tenuto solo due giorni di votazioni. E le cifre diffuse da un’inchiesta del quotidiano La Repubblica, sembrano confermare le perplessità del presidente della Camera.

Al Parlamento italiano, infatti,  si lavora con la settimana con  turni settimanali, in media, di 16 ore alla Camera e 9 al Senato. Il colmo, scrive Carmelo Lopapa, è stato raggiunto settimana scorsa, quando il week-end dei deputati è iniziato giovedì, dopo due sole giornate di lavoro per approvare un paio di disegni di legge.

L’allarme sui ritmi di lavoro in parlamento è stato lanciato da Gianfranco Fini. Il presidente della Camera avrebbe dichiarato che “la settimana cortissima è un problema serio”.

L’imputato per eccellenza è l’esecutivo, che invia alle Camere per la discussione solo ddl di minima portata. Ma anche i parlamentari hanno dimostrato di non voler fare troppi sacrifici, come quando hanno fatto fallire il tentativo di Fini di prolungare i lavori al venerdì. L’attività della Camera è quasi completamente assorbita dai provvedimenti del governo. Su 40 approvati nel 2010, sono 23 i ddl governativi, 10 decreti e solo sette disegni di legge di iniziativa parlamentare.

Non va meglio al Senato. Qui non ci sono mai state sedute al lunedì o al venerdì, e la media delle sedute è alzata dal fatto che quelle che dal mattino si prolugnano al pomeriggio vengono contate come doppie. I ritmi rilassati si traducono nei numeri di progetti di legge approvati: sui 19 del 2010, solo quattro erano di iniziativa parlamentare.