Camera: la legge sul biotestamento arriva in Aula

Pubblicato il 1 Marzo 2011 16:40 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2011 17:48

ROMA – Arriva in Aula alla Camera il disegno di legge sul testamento biologico. La commissione Affari sociali ha dato il via libera, con i voti favorevoli di Pdl, Lega e Udc. Contrari Pd e Idv. Si è astenuta l’Api mentre Fli non era presente al voto

Il ddl dovrebbe arrivare in Aula già lunedì 7 marzo, ma potrebbe slittare di un giorno per dare più tempo per la presentazione degli emendamenti. La commissione ha anche votato i cinque emendamenti proposti dal relatore che recepiscono alcune delle condizioni e osservazioni avanzate dalle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali. Non sono state recepite, invece, le osservazioni della commissione Giustizia.

È stato anzi soppresso il comma (accogliendo il parere della Affari costituzionali) che stabiliva che in caso di controversie tra medico e fiduciario il parere di un collegio medico chiamato a dirimere la controversia sarebbe stato vincolante. L’ultima parola, in pratica, resta sempre al medico curante, nonostante il volere espresso nelle Dat dal paziente in condizione di fine vita. Sugli emendamenti votati oggi si è registrato un asse Pdl-Lega-Udc-Ir-Api. Pd e Idv hanno votato contro le proposte di modifica. Sono state modificate solo le parti oggetto di esame in sede consultiva delle altre commissioni competenti. Per ulteriori eventuali modifiche bisognerà attendere l’aula.

Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha commentato positivamente il passo avanti nell’iter legislativo spiegando che sul tema del fine vita “è più giusto che decida la politica, che si confronta con il consenso degli elettori, che la magistratura. Una legge oggi è necessaria”. L’esponente del governo ha citato il caso Englaro, spiegando che “è stato costruito a tavolino senza che la politica sia riuscita a fermare quella sentenza, nonostante non fosse obbligatorio applicarla. Oggi una legge è necessaria, bisogna colmare questo vuoto. È un impegno che tocca a noi e dobbiamo assumercelo”.

Il dibattito tra i medici. A chi spetterà l’ultima parola in tema di biotestamento? Al paziente, attraverso le dichiarazioni anticipate di trattamento (dat) che riterrà di redigere, o al medico al quale rimarra’ comunque la decisione finale sui trattamenti da somministrare a pazienti ormai non piu’ coscienti? Resta acceso il dibattito su uno dei nodi piu’ ‘caldi’ del provvedimento, alla vigilia dell’approdo in Aula a Montecitorio del ddl, previsto per il prossimo 7 marzo.

E sul ‘peso’ e grado di vincolativita’ che il Legislatore decidera’ di riconoscere alle volonta’ del paziente, ovvero le dat, medici e ordine si confrontano in queste ore. Proprio oggi, la commissione Affari sociali ha dato mandato al relatore Domenico Di Virgilio di portare in aula il ddl votando i cinque emendamenti proposti dal relatore. Tra questi, anche quello in base al quale in caso di controversie tra medico curante e fiduciario, il parere espresso dal collegio di medici non sarà vincolante per il medico curante.

Dunque, secondo tale versione, l’ultima parola spetterebbe appunto al medico. Una prospettiva, quella delineata dall’emendamento Di Virgilio, che vede d’accordo il presidente dell’Associazione degli anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) Vincenzo Carpino, secondo il quale la responsabilita’ della decisione finale dovrebbe appunto spettare al medico ed alla famiglia. Ma tutto, precisa Carpino, ”dipendera’ dal peso giuridico che il Legislatore decidera’ di riconoscere alle dat”.

Stesso orientamento anche per il presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco, che sottolinea come per il medico ”non può mai esserci alcun ‘vincolo’, dal momento che egli agisce in scienza e coscienza”. In assoluto e sulla base del Codice deontologico, affermato Bianco, ”per il medico non ci può essere alcun vincolo. Il medico, infatti, può sempre sottrarsi ad una determinata relazione di cura se non la ritiene giusta in scienza e coscienza”. Tant’é, precisa, che “anche leggi come quella sull’aborto o sulle sperimentazioni prevedono che il medico possa sottrarsi alla relazione di cura in questi casi optando per l’obiezione di coscienza”.

Ma, a parte il ruolo del medico, anche secondo il presidente Fnomceo “il problema di fondo rispetto alla legge sul biotestamento, sul quale è necessario trovare un equilibrio, e’ il valore giuridico da dare alle dichiarazioni anticipate di trattamento”, ovvero ”quale forza giuridica riconoscere alle volontà del paziente”. Nel merito, la Fnomceo si era’ gia’ pronunciata sull’ipotesi di una legge sul biotestamento in un documento del 2009: ”Su queste delicate ed intime materie – si affermava nel documento – il legislatore dovra’ intervenire formulando un diritto mite”.

Un diritto, cioe’, che si limiti esclusivamente a definire ”la cornice di legittimita’ giuridica sulla base dei diritti della persona costituzionalmente protetti, senza invadere l’autonomia del paziente e quella del medico, prefigurando tipologie di trattamenti disponibili e non disponibili nella relazione di cura”. Ogni decisione, afferma la Fnomceo, non puo’ dunque che essere ”l’espressione dell’unicita’ di quella singola alleanza terapeutica, che contiene in se’ tutte le dimensioni per legittimare e garantire la scelta giusta nell’interesse esclusivo del paziente e nel rispetto delle sue volonta”’.