Camorra, chiesto il rinvio a giudizio per Nicola Cosentino (Pdl)

Pubblicato il 25 Maggio 2012 18:03 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2012 19:39

NAPOLI, 25 MAG – I pm Antonello Ardituro, Francesco Curcio e Henry John Woodcock, hanno chiesto il rinvio a giudizio del deputato Nicola Cosentino (PdL) nell’ambito dell’inchiesta su presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi nella pubblica amministrazione. Cosentino e’ accusato di essersi interessato presso la Unicredit per una concessione di un credito ad una societa’ che stava costruendo un centro commerciale in provincia di Caserta. E’ stata invece stralciata la posizione del presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro.

Cosentino è accusato di concorso in reimpiego di capitali, nonché per falso, corruzione, abuso di ufficio, reati aggravati dalla finalità mafiosa (di questi ultimi reati il Riesame e la Cassazione non ravvisarono la sussistenza). L’ex sottosegretario all’Economia, secondo i pm avrebbe fatto pressioni su una filiale romana di Unicredit, per fare ottenere l’apertura di una linea di credito per la realizzazione di un centro commerciale a Casal di Principe.         L’inchiesta, che nel dicembre scorso porto’ a 50 arresti e alla richiesta trasmessa al parlamento di una ordinanza di custodia nei confronti dello stesso parlamentare, ruota intorno al Centro commerciale ”Il Principe”, che avrebbe dovuto essere realizzato nel 2007 nella zona di Villa di Briano. La struttura, mai realizzata, doveva servire, secondo l’accusa,  a procurare voti al candidato sindaco Cipriano Cristiano, poi eletto. Il finanziamento fu bloccato dalla banca perché risultò che era stato richiesto sulla base di una fidejussione falsa. Nel provvedimento i pm indicano Cosentino come ”referente politico nazionale del clan dei casalesi”.

Sono complessivamente 69 gli imputati nei confronti dei quali la procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio. In altri capi di imputazione, in cui non e’ tuttavia chiamato in causa Cosentino, si fa riferimento anche a brogli elettorali. Alle elezioni del 2010 sarebbe stato infatti  utilizzato il sistema della ”scheda ballerina”.

I sostenitori del candidato sindaco Antonio Corvino (per il quale è stato chiesto il processo) dovevano portare fuori dal seggio una scheda elettorale in bianco che, dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata ad un altro elettore e inserita nell’urna. L’ elettore, a propria volta, portava fuori dal seggio la scheda che gli era stata consegnata al seggio per alimentare il meccanismo fraudolento. Tra le parti lese figura il ministero degli Interni, ”con riferimento – scrivono i pm – ai brogli elettorali consistiti nell’impossessarsi di una scheda elettorale vidimata e controfirmata dai componenti del seggio ma non ancora votata, sottraendola dal seggio elettorale”.