Campania, 10 mila stipendi bloccati. Caldoro convoca un tavolo anti-crisi

Pubblicato il 29 Aprile 2010 9:29 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2010 9:34

Conti in rosso in Campania. Ben 10 mila dipendenti dell’Azienda sanitaria Napoli 1, quella del capoluogo, la più grande d’Europa, hanno visto i loro stipendi bloccati dal pignoramento che il Tribunale di Napoli ha disposto accogliendo il ricorso dei tanti creditori della Asl.

I fondi, 330 milioni in totale, sono stati bloccati presso la Tesoreria del Banco di Napoli con una diffida a girarli all’azienda sanitaria.

Una crisi attesa, quella della Regione, annunciata già nei giorni scorsi dal neopresidente, Stefano Caldoro, al momento del suo insediamento. Caldoro stesso aveva sottolineato che il debito delle Regione ammonta a più di “2 miliardi di euro”, paragonandolo persino alla crisi finanziaria in atto in Grecia.

La protesta. Immediata la protesta degli ospedali. Mobilitazione generale anche da parte dei sindacati e dell’ Ordine dei medici. All’ospedale San Paolo sono saltati gli interventi chirurgici non urgenti. Al San Giovanni Bosco, il direttore Giuseppe Matarazzo parla di “ospedale in subbuglio”. Al San Gennaro sono state sospese le prenotazioni. L’Associazione dei medici ospedalieri (Anaao) ha proclamato lo “stato di agitazione”. La soluzione “potrebbe arrivare domani, venerdì 30 aprile”, dice Giuseppe Zuccatelli, subcommissario di governo per il piano di rientro dal deficit. Molti sperano nell’erogazione di fondi da parte del governo, oppure in una manovra che aggiri la Asl, e quindi il pignoramento a suo carico, facendo erogare le somme da altri istituti sanitari regionali.

Il tavolo anti-crisi. Caldoro, in qualità di commissario ad acta per la sanità in Regione ha insediato un tavolo permanente per la gestione della crisi determinatasi a causa del mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori della Asl. Il tavolo è composto dal sub commissario Zuccatelli, dall’ufficio di gabinetto, dal commissario dell’Asl NA1, e per le parti sociali, da sindacati e imprese.

Il governatore della Campania, intanto, ha lanciato un appello ai dipendenti dell’Asl Na 1 chiedendo loro di assicurare, anche in una situazione difficile, la piena assistenza a tutti i cittadini, garantendo il funzionamento degli uffici e delle strutture sanitarie. Del provvedimento è stato informato anche il prefetto, Alessandra Pansa.  Caldoro auspica “grande senso di responsabilità da parte di tutti coloro i quali rivendicano i loro giusti diritti”.

La polemica Caldoro-Bassolino. “Se dovessimo applicare alla lettera le procedure del patto di stabilità – ha dichiarato ieri a Roma Caldoro – le manovre di rientro dovrebbero attaccare anche le spese obbligatorie”, ovvero gli stipendi. Ma si tratta di una situazione impossibile in un ente pubblico, “semplicemente non si può”, dice Caldoro. L’unica soluzione resta dunque l’intervento del Governo.

Per Caldoro “la manovra correttiva del governo nazionale, concordata con la Ue, dovrebbe aggirarsi sugli 8 miliardi. Qui siamo ad un quarto, solo in Campania”. Ecco perché il governatore ha parlato di una crisi modello Grecia e di una Regione nella quale lui non potrebbe fare più nulla, niente investimenti, niente assunzioni.

Immediato anche il commento dell’ex governatore campano, Antonio Bassolino, che ha rimandato le accuse al mittente. “Paragonare la Campania alla Grecia denota uno scarso senso delle istituzioni. Non c’è nessun buco, il nostro bilancio è in ordine. Altra cosa è il patto di stabilità. Qui abbiamo deciso un’accelerazione dei pagamenti nei confronti delle imprese che vantavano crediti. Una misura per sostenere la nostra economia reale”. “Gli stessi argomenti della Grecia”, è stata la replica Caldoro.

Polemica politica anche sulla vicenda delle Asl, ultima in ordine di tempo. Bassolino ha contestato che il pignoramento è stato possibile a causa di un emendamento inserito dal Pdl nel decreto milleproroghe di febbraio: la finanziaria sospendeva i pignoramenti fino a dicembre 2010, l’emendamento avrebbe arretrato questo termine a febbraio, bloccando gli stipendi.