Caos M5s Roma, Casaleggio frena Grillo: “Salva Virginia o affonda Di Maio”. Colomban è il nuovo vice?

di Mardy Bum
Pubblicato il 18 dicembre 2016 11:00 | Ultimo aggiornamento: 18 dicembre 2016 11:21
Caos M5s Roma, Casaleggio frena Grillo: "Salvare il soldato Virginia o affonda Di Maio"

Caos M5s Roma, Casaleggio frena Grillo: “Salvare il soldato Virginia o affonda Di Maio”

ROMA – Salviamo il soldato Virginia o affonda anche Luigi Di Maio e con lui tutti i Cinque Stelle. Ma il nuovo uomo forte del Comune di Roma deve essere il self made man Massimo Colomban, ricco imprenditore di Treviso con un passato di destra, catapultato a Roma su indicazione di Casaleggio.

Così Davide Casaleggio sarebbe riuscito a placare l’ira di Beppe Grillo ed assumere il comando della creatura che fu di suo padre. Pochi argomenti di inoppugnabile logica che hanno frenato una decisione che nella tarda serata di venerdì sembrava ormai presa: quella di scaricare, via pulpito-blog, Virginia Raggi.

A rivelare il retroscena è Annalisa Cuzzocrea sul quotidiano la Repubblica. Per la prima volta, dalla scomparsa del padre, Casaleggio jr. ha assunto a piene mani lo scettro di erede e ha iniziato a mediare per trovare una soluzione di responsabilità. Così quello che doveva essere un addio a Virginia Raggi si è trasformato in un commissariamento di fatto.

A tarda sera, dopo l’ennesimo vertice i Cinque Stelle trovano la quadra: Daniele Frongia lascia il ruolo di vicesindaco, via Salvatore Romeo dalla segreteria politica. Una soluzione che, almeno per ora, trova il placet anche di Grillo. E il post di licenziamento, già pronto da venerdì sera, finisce nel cestino. Roma va avanti con Raggi”, scrive Grillo sul suo blog sottolineando come la sindaca si sia “fidata delle persone più sbagliate del mondo” ma “ha riconosciuto gli errori”. Ma avverte: “Da oggi cambiamo marcia”.

Perché proprio Frongia e Romeo? La risposta, secondo quanto riporta Repubblica, sarebbe in una mail spedita da un pool di legali ai vertici Cinque Stelle che spiegava punto per punto l’ordinanza di arresto di Raffaele Marra, il braccio destro di Virginia Raggi. Casaleggio Jr. studia attentamente la situazione: il prossimo avviso di garanzia potrebbe avere come destinatario proprio la sindaca. L’accusa: abuso d’ufficio. Ma per cosa? A destare sospetto sarebbe la nomina di un altro Marra, il fratello di Raffaele. Nomina che, per inciso, era finita sotto la lente di ingrandimento di Raffaele Cantone ma che Raggi non aveva voluto in alcun modo mettere in discussione. E quella di Salvatore Romeo. A quel punto la soluzione sembra ovvia: chiedere a Virginia di rinunciare al suo “raggio magico”.

Non solo, convincerla poi a fidarsi di altre persone scelte per lei da Grillo e Casaleggio. Quali? Scrive Cuzzocrea:

“Quel Massimo Colomban catapultato dal nord a occupare il posto di assess0re alle Partecipate dopo l’addio di Raffaele Minenna. E a un pool di avvocati milanesi che controlli gli atti”.

Alla fine Raggi accetta la resa incondizionata. Fino all’ultimo ha provato a tenere duro, perfino cercando l’appoggio esterno della destra di Fratelli d’Italia. Non ci sono i numeri, sarebbe un suicidio politico. E così dopo la firma dell’armistizio l’autonomia decisionale di Raggi, da oggi, sembra comunque diminuita.

Grillo, riferisce chi si trovava sul suo stesso treno mentre rientrava a Genova, parla al telefono infatti di dare più spazio a Massimo Colomban, l’assessore alle partecipate vicinissimo alla Casaleggio Associati. E parla dell’esigenza di istituire un ruolo (politico) di supervisore della gestione capitolina, che faccia da raccordo con gli assess0ri.

Mentre incombe serio l’incubo di un avviso di garanzia sulla sindaca salvata. Ed è forse anche per questo che nel suo post Grillo annuncia il vado di un codice etico per gli eletti M5S in caso di inchieste e non chiude ad una loro permanenza in carica anche in caso di avvisi di garanzia: “Ci combattono con tutte le armi comprese le denunce facili che comunque comportano atti dovuti come l’iscrizione nel registro degli indagati o gli avvisi di garanzia. Nessuno pensi di poterci fermare così”.

Nel frattempo, per il M5S, è una giornata di silenzio quasi irreale. Nessun tweet, nessun post su Facebook, neppure su argomenti diversi dal caso Roma. Segno di un Movimento in impasse, quasi impietrito dall’arresto di Marra e dalla resa dei conti apertasi tra gli ortodossi e l’ala guidata da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Entrambi sono stati gli sponsor più agguerriti della sindaca, difendendola anche dagli attacchi di Roberta Lombardi o Carla Ruocco. Ora potrebbero pagare la la linea adottata.