Cara di Mineo. Salvini ieri, “lo raderemo al suolo”. Oggi riduce numero migranti del 20%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 agosto 2018 12:15 | Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2018 16:39
Cara di Mineo. Salvini ieri, "lo raderemo al suolo". Oggi riduce numero migranti del 20%

Cara di Mineo. Salvini ieri, “lo raderemo al suolo”. Oggi riduce numero migranti del 20%

ROMA – Quando era all’opposizione voleva “chiuderlo subito”, tuonava contro quel “fottuto Cara di Mineo”, si augurava fosse “raso al suolo” perché era una “vergogna a cielo aperto”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Era l’8 agosto del 2016 quando Matteo Salvini tuonava contro il centro di accoglienza della provincia di Catania.

Oggi, da ministro dell’Interno, il leader della Lega stempera i toni, non risparmia le critiche ma ridimensiona parecchio le pretese iniziali. “Meno oneroso e meno affollato”: il Cara passerà da 3mila a 2.400 ospiti, con un costo giornaliero per immigrato che scenderà da 29 a 15 euro”, rende noto il Viminale sottolineando che “la misura comporterà risparmi superiori a 10 milioni di euro in un anno”.

A occhio, i cancelleremo e raderemo al suolo all’atto pratico diventano una riduzione di presenze del 20%, la mannaia esibita si limita a colpire la dotazione finanziaria quotidiana destinata ai richiedenti asilo, quasi gli stessi di prima ma a prezzi dimezzati (si può fare di più, nella Ungheria di Orban fino a che non si riconosce il diritto niente cibo nei centri di raccolta).

“L’obiettivo finale resta la chiusura – conferma il ministro – ma stiamo dimostrando di aver imboccato la strada giusta. Dalle parole ai fatti”. Arrivato, negli anni dell’emergenza sbarchi, a ospitare fino a 4mila cittadini stranieri, con conseguenti problemi igienico-sanitari e di sicurezza, il Cara è stato al centro di gravi fatti di cronaca e aspre polemiche. Come quando, nel 2015, un 18enne ivoriano ospite della struttura uccise i coniugi Vincenzo Solano e Mercedes Ibanez. Un fatto che determinò un vero e proprio allarme e spinse l’allora procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera a parlare di emergenza di Stato.

“E’ necessario il potenziamento delle forze di polizia. E’ necessario che le istituzioni prendano atto di una realtà su cui va posta attenzione e risolta”, disse. Parole ripetute dal magistrato quando quattro nigeriani ospiti del centro violentarono una connazionale.

Lunga la lista delle inchieste aperte sul Cara: da quella su una presunta truffa da un milione di euro per presunte liste ‘gonfiate’ nei rimborsi spesa ottenuti aumentando artatamente il numero delle presenze di migranti nella struttura, a quella sulla cosiddetta ‘parentopoli’ nelle assunzioni nelle cooperative.

E’ ancora pendente, davanti al Tribunale di Catania, il processo a 15 persone imputate di turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sulla concessione dell’appalto dei servizi, dal 2011 al 2014. Dal procedimento è uscito Luca Odevaine, condannato a sei mesi di reclusione col patteggiamento e coinvolto nel processo “mafia Capitale”.

Nell’indagine sugli appalti è implicato anche il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione.