Niente cella sotto i 4 anni di pena, fuori 3300 detenuti con lo “sconto”

Pubblicato il 16 Dicembre 2011 15:30 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2011 20:48

Paola Severino (Foto Lapresse)

ROMA – Per le condanne inferiori ai quattro anni ci saranno gli arresti domiciliari, niente carcere. E’ una delle misure previste dal pacchetto di riforme approvato dal Consiglio dei ministri e proposto dal ministro della Giustizia Paola Severino. “Ho previsto un sistema di detenzione non carceraria per pene non superiori ai 4 anni, con la reclusione nella propria abitazione o in altra privata dimora”, ha detto ancora il ministro della Giustizia. ”Si passa dal sistema cautelare preventivo – spiega il ministro – al sistema penale vero e proprio, prevedendo accanto alla sanzione della reclusione la reclusione domiciliare, con la prescrizione di particolari modalità di controllo”, fatta eccezione per i braccialetti elettronici: “Non dei mezzi elettronici, che non ritengo opportuno attivare perché devono ancora essere sperimentati e dimostrare di avere costi inferiori alla detenzione carceraria”.

Tra le novità una riguarda gli ultimi 18 mesi di carcere, che i detenuti potranno scontare agli arresti domiciliari. Il provvedimento è in realtà un’estensione della norma già approvata da Angelino Alfano e che consentiva gli arresti domiciliari per gli ultimi 12 mesi di pena. La misura scadrà, come già previsto, nel dicembre del 2013. Fuori dalle carceri andranno circa 3300 detenuti.

Il pacchetto è stato pensato per svuotare le carceri, emergenza cronica della giustizia nostrana, e contiene vari interventi. Per evitare la reclusione breve di chi deve essere processato per direttissima, una norma prevede di utilizzare le camere di sicurezza dei commissariati. “Ci sono 21mila detenuti che entrano ed escono dal carcere nel giro di tre giorni – ha detto il ministro-. Abbiamo pensato a una soluzione limitata a reati che hanno una contenuta offensività e che destano un relativo allarme sociale. Nel giro di 48 ore questi detenuti, davanti al giudice e al pm, che potranno decidere se disporre i domiciliari, la libertà o la detenzione in carcere. Oggi il periodo è il doppio, in carcere si può trascorrere fino a 96 ore. E comunque col nuovo provvedimento non si dovrà transitare per il carcere per quel breve lasso di tempo”.

Questo punto non piace però alla polizia: ”Non si può pensare di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri parcheggiando negli uffici di Polizia gli arrestati in attesa di esser giudicati per direttissima, per tre motivi: il primo è dovuto alla carenza organica in continuo aumento, il secondo all’inidoneità delle camere di sicurezza esistenti presso le Questure, il terzo alla sottrazione di ulteriori agenti dal controllo del territorio al contrasto della microcriminalità”. E’ quanto sottolinea in una nota il segretario nazionale dell’Associazione funzionari di polizia, Enrico Marco Letizia.

Previsto infine anche un decreto per la ‘Carta dei detenuti‘ e una serie di misure per velocizzare il processo civile e accorpare alcuni uffici del giudice di pace.