Caso Carfagna, i dubbi di Dagospia sul commercialista di Bocchino e le certezze di Libero sul non curriculum del ministro

Pubblicato il 24 Novembre 2010 12:44 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2010 20:01

Francesco Ruscigno, di professione commercialista. Personaggio nell’ombra ma che, secondo quanto riporta Dagospia, nella vicenda Carfagna – Bocchino ha un ruolo di primo piano. Roberto D’Agostino la mette in forma interrogativa: “I conti dell’Hotel Vesuvio di Napoli, durante l’ultima campagna elettorale ospitò contemporaneamente la Carfagna e Bocchino, sarebbero stati pagati dallo stesso commercialista assunto dal ministero delle Pari Opportunita? Tale Francesco Ruscigno? Che fu nominato tesoriere della campagna elettorale della Carfagna. Caso o caos vuole, che Ruscigno sia anche il commercialista di Italo e del suo giornale Roma?”. Domande e dubbi sul ministro. Mentre da destra, invece, arrivano le “verità” su un personaggio che, da vicinissima al premier è diventata improvvisamente un ingombro.

Filippo Facci, su Libero, attraverso il gioco del vero e del falso traccia del ministro un quadro non esattamente lusinghiero. Se in Campania c’è una guerra tra Bande, attacca il giornalista, anche “Mara Carfagna ha la sua”. Facci va giù duro:  “L’appellativo di «zarina» nell’insieme ci sta tutto: vai a sapere, poi, in quale banda stiano i banditi veri. Le cose che dicono di Mara Carfagna sono quasi tutte fondate, spesso infastidiscono non perché lei sia peggiore di altri – da quelle parti è difficile – ma perché lei si è permessa di essere già come tanti altri: ecco allora che il suo non-curriculum si fa insopportabile, ecco che diviene, per molti, una miracolata calata dall’Altissimo che tresca con Italo Bocchino contro il PdL, diviene una che ha solo il potere di poter chiamare Papi ogni tre minuti per avere questo, e togliere dalla lista quest’altro, e chiedere tutto e sempre di più: sinché Papi non s’incazza. E forse si è incazzato”.

Quindi l’elenco di verità e bugie. Non tutto quanto si è detto sulla Carfagna, secondo Facci, è vero.  Non sono vere, a suo giudizio le “intercettazioni erotiche” che coinvolgerebbero anche Berlusconi. Per Facci si tratta di “una balla sovralimentata e tenuta in vita da un curioso asse Corriere della Sera-Riformista. Tutte le sciocchezze che hanno scritto sui suoi occhi spiritati (blefaroplastiche, lifting, cocaina, ipertiroidismo) sono appunto sciocchezze che celano un risvolto molto più banale e che non c’è ragione di rivelare”.

E’ vero, però, tutto il resto. E Facci si ricorda di quel curriculum pre politico che tanto, al momento della nomina della Carfagna a ministro, aveva indisposto certa opposizione. A cominciare dal “calendario tutto sudato e scapezzolato”, del 2006, fatto due anni prima di diventare ministro.  Calendario lecito, spiega il giornalista ma inconciliabile con quanto detto dalla Carfagna dal pulpito delle Pari Opportunità:  “Non comprendo chi vende il proprio corpo per trarne profitto”.  Vero anche, o almeno per Facci “pare che lo sia”,  che la Carfagna ha conosciuto Silvio Berlusconi pure lei tramite Emilio Fede.

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Vero, prosegue Facci che la Carfagna “ha lavorato con Davide Mengacci per anni senza mai aver mai pronunciato una sola parola che riguardasse la politica, ci ha cenato più volte assieme in compagnia dell’allora fidanzato Marco Carboni (figlio di Flavio, quello della ridicola P3) dopodiché è scomparsa, Mengacci non l’ha mai più sentita: «Una macchina», l’ha definita”.

Vero anche, secondo Libero, che “chi esce dalle sue grazie smette di esistere. In giugno ha pubblicamente disconosciuto una sua fedelissima, Anna Ferrazzano, colpevole di essere stata candidata a vicepresidente della giunta provinciale dell’odiato Edmondo Cirielli. In precedenza aveva imposto come coordinatore provinciale (con consulenza al ministero) un tizio che conosceva da vent’anni e che l’accompagnava per discoteche, Antonio Mauro Russo: ma in giugno ha mollato anche lui non appena il ragazzo ha preso a camminare con le proprie gambe: è divenuto assessore provinciale, ma «il ministro Mara Carfagna non ha mai condiviso la sua nomina ad assessore» recitava un gelido comunicato. Mauro Russo, però, ha fatto in tempo a raccontare che Mara a ogni sua richiesta rispondeva sempre così: «Rivolgiti a Italo Bocchino»”.

“La guerra di Mara e a Mara – affonda Facci – da allora, è cresciuta lentamente e ben ombreggiata dai deliri sul caso Tulliani. È così pure è cresciuta l’intolleranza di Mara e verso Mara: il presunto vizio ogni volta di richiamarsi a Papi, perché richiamasse all’ordine chi non obbediva ai suoi ordini tassativi, diveniva leggenda parlamentare. Qualche nemico personale, del resto, se l’era già fatto: Paolo Guzzanti per l’espressione «mignottocrazia » e per le note vicissitudini della figlia Sabina: «Mara si veste come un’orsolina in abiti civili, declama intenzioni conventuali, osteggia il Gay pride», ha detto Guzzanti al Fatto di domenica, «ma è assolutamente ridicolo: nessuno ti crocifigge per essere stata abbracciata al palo di una discoteca con i capezzoli bagnati, però dopo non venire a tormentarci ululando come una comare indignata: “Signora mia, in che tempi viviamo”»”.

I nemici, veri o presunti,  non le mancano, spiega il giornalista: “C’è il deputato PdL Giancarlo Lehner, eletto in Campania: «Parlai con la Prestigiacomo perché c’era da rinnovare il vertice del Parco del Cilento: selezionai io una terna di candidati proprio perché non sono campano e non ho amici, fidanzate o parenti da quelle parti. Il ministro mi fu grata. Un paio di settimane dopo, però, la Prestigiacomo mi prese da parte e mi raccontò che era arrivata la Carfagna come una furia e che si era messa a urlare che il salernitano era terra sua, e che avrebbe parlato con Berlusconi. Alla fine hanno nominato uno in quota An». Amico di Mara Carfagna non è di certo Facci che cita il Corriere della Sera: “Tra i presunti nemici, secondo il Corriere della Sera, figurò addirittura lo scrivente, reo di aver opinato, nel 2008: «Mara Carfagna non doveva diventare ministro e neppure essere candidata al Parlamento. Proprio alle Pari opportunità dovevano metterla, lei che è diventata il simbolo di pari opportunità che non sono pari, anzitutto, e che in secondo luogo paiono offerte meno alle donne e più alle femmine in quanto tali. Mara Carfagna il 15 maggio 2008 rispose così: «Non comprendo perché del mio curriculum Facci conosca soltanto le conduzioni televisive e non gli studi, le passioni artistiche e l’approfondimento musicale»”.