Carfagna vs Mussolini. Dietro la sceneggiata napoletana, confermata “la guerra di appalti” che mette in croce Berlusconi

Pubblicato il 22 Novembre 2010 9:09 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2010 14:01

Mara Carfagna vs Alessandra Mussolini, occhi fissi e un po’ ipnotizzati, non si capisce se per la tiroide o per berlusconiano effetto bisturi vs occhioni sgranati e luccicanti che ricordano quelli malinconici e sempre un po’ inaspriti anche nei rari lampi di sorriso della zia materna Sofia Loren: è forse uno scontro fra nobildonne un po’ vajasse? Tutto ridotto, come ha scritto Goffredo Buccini sul Corriere della Sera al “tabarin della politica nostrana” dove “era giusto non farsi mancare neanche quest’ultimo numero, la rissa tra due stereotipi di napoletana, l’alfa e l’omega della nostra immaginazione maschile”? Oppure è in episodio della lotta fra il bene e il male, tra etica e amoralità, orine e illegalità? Non esageriamo, non cadiamo nella illusione ottica che, in nome della guerra a Berlusconi trasforma la matrigna di Cenerentola nella fata Morgana.

Il nome vero a questa vicenda lo ha dato Luigi Zanda, senatore  del Pd: “Si tratta di una guerra di appalti”. Gli appalti sono quelli legati ai termovalorizzatori, cioè quegli impianti che trasformano la spazzatura in energia e che forse anche per la materia prima trattata rendono l’atmosfera puzzolente assai. La vicenda non è nuova, c’è di mezzo anche lo sbandierato quanto dubbio trionfo di Guido Bertolaso. Come dice Zanda, “le dimissioni annunciate dal ministro Carfagna hanno rivelato il bluff dei rifiuti in Campania”.

Il fatto che tutto questo can can succeda a Napoli non può non essere sospetto, visto che anche nel resto d’Italia, anche in quella parte  almeno in apparenza più ricca della Campania, si  consuma e si producono rifiuti senza questo pubblico psicodramma, che tra l’altro ci costa anche milioni di euro di multe europee.

Il fatto che,come dice Zanda,  stia “vincendo Cosentino, indagato per collusione con i clan camorristici” vuole solo stabilire una gerarchia di accettabilità fra i contendenti, non una contrapposizione tra bene e male.

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Un documento importante per inquadrare la vicenda è la intervista data dalla  Carfagna al quotidiano Il Mattino di Napoli, scelta non casuale, secondo un articolo di Francesco Grignetti della Stampa, che aiuta invece a interpretare.

Si tratta di una mossa, avverte Grignetti, che “la dice lunga su quale sia il prossimo obiettivo [della Carfagna]: la candidatura al Comune”.  Quel che segue è la sintesi di una sceneggiata abbastanza trasparente. Se Berlusconi ci casca, vuol dire proprio che è bollito, anche perché uno sospettoso come lui, capace di pensare non due volte ma tre oltre le mosse apparento del suo interlocutore, non può non immaginare le forze che si possono agitare attorno alla politica della Carfagna.

Leggiamo Grignetti: “Premesso che attende ancora l’incontro finale con il premier e che non lascerà fino al 15 dicembre, tanto meno facendo mancare il suo voto in Parlamento per la fiducia, il ministro Carfagna lascia capire che l’approdo finale dovrebbe essere il movimento di Gianfranco Miccichè, «Forza del Sud». Strappa con il Pdl, dunque, ma non con Berlusconi.”

Veniamo all’intervista di Pietro Perone sul Mattino di Napoli. Perone le chiede se candiderà a sindaco di Napoli e la risposta non lascia dubbi: “Mi amareggia essere richiesta dagli elettori del centrodestra ed esclusa dal mio partito. Con i vertici del Pdl non ho alcun rapporto, un corto circuito che va risolto”.

Perone, aprendo il botta risposta, ricorda che, nonostante i successi romani con gay e opposizione, “in Campania il Popolo della libertà di fatto l’ha messa alla porta e coloro che sono a lei vicini vengono quotidianamente perseguitati”: “Si è agito in Campania in violazione delle norme dello statuto e per escludere coloro che fanno riferimento a me, addirittura sono state cambiate le regole e modificate la date su internet”.

Un po’ esaltata dal successo elettorale e in costante polemica con la rivale napoletana Mussolini, Carfagna ricorda: “Sono scesa in campo [anche lei…] su richiesta del premier. Una sfida difficilissima in cui ho messo la faccia mentre il Pdl ha pagato i costi della campagna di Alessandra Mussolini che non ha preso neanche un terzo dei miei voti. Questo è il motivo per cui la guerra contro di me è ripresa più forte. Ho 58mila persone che mi chiedono conto di cosa faccio per il territorio e non sono nelle condizioni di poter agire per loro. Ho una passione vera e voglio occuparmi della Campania. So che è un lavoro abnorme, non facile, ma sento il dovere di farlo nel contatto diretto con il mio territorio. Continuerò ad occuparmi di politica, ma dove e come è prematuro dirlo”.

E Italo Bocchino? Le chiede Perone: “Amicizia quantomeno inopportuna?”.

Risposta inviperita: “Non consento a nessuno di fare illazioni sul rapporto tra me e Bocchino. Per me l’amicizia viene prima della politica e sono libera di mantenere i rapporti che credo. Non consento neanche a Berlusconi di metterlo in discussione. Trovo di conseguenza veramente di cattivissimo gusto l’azione sistematica che quotidianamente viene svolta da personaggi del mio partito per delegittimarmi utilizzando un simile argomento. Oltretutto, se si toglie a me la libertà di frequentare Bocchino, gran parte del partito dovrebbe chiudersi in casa”.

Perone le ricorda che Berlusconi “l’ha chiamata signora”, e la Carfagna non ha dubbi, anche se  “non l’ho sentito”, Berlusconi “ha usato il termine giusto perché io con lui mi sono sempre comportata da signora e continuerò a comportami da signora”.

E poi giù con la Mussolini:  “In un partito serio una “signora” del genere sarebbe stata messa a tacere, invece mai nessuno ha avuto il coraggio di bloccarla. A Napoli le chiamano le vajasse… La Mussolini è colei che in campagna elettorale disegnava le corna sui miei manifesti, che ha portato i cannoli alla conferenza stampa con Alfano”.

L’inviato del Corriere Della Sera, Goffredo Buccini, cita Mimmo De Masi, “sociologo dell’immateriale e cultore del genius loci”, che dice: “I napoletani non nascono, debuttano. Qui ci sono una finta vajassa e una finta nobildonna, il rovesciamento dei ruoli è perfetto… quella che fa la vajassa, che insomma gioca a fare la cafona, è pur sempre nipote di un pezzo di storia italiana, l’altra è una piccola borghese che gioca a fare la gran signora. Pure il Padreterno s’è divertito a invertire i ruoli, ha dato all’una il fisico che serviva all’altra e viceversa”.

Ed è agli atti il tenace lavoro di Alessandra per costruirsi l’immagine «pane al pane» che adesso tanto l’offende. Indimenticabili le sue comparsate tv, quel «meglio fascisti che froci» strillato a Vladimir Luxuria, il calcione rifilato alla comunista Katia Belillo sotto gli occhi di Vespa, la sottile ironia riservata proprio a Bocchino («con quel cognome dovresti essere più prudente»).

Ma la Mussolini reagisce: “E’ gravissimo  che il ministro Carfagna rivolga a mezzo stampa gratuiti e volgari insulti ad una donna parlamentare. Per questo inqualificabile comportamento, in palese contrasto con le finalità che il ministero delle Pari Opportunità persegue, dovrebbe immediatamente rassegnare le dimissioni. Sappia che alla prima occasione di incontro sarà mia cura replicare ai suoi insulti, guardandola dritta in quei suoi occhioni, che dopo le mie parole, ne sono certa, risulteranno ancora più sbarrati”.