Carlo Picozza (Civica Zingaretti): “Ridare dignità ai malati, umanizzare settore psichiatrico”

di Silvia Di Pasquale
Pubblicato il 27 febbraio 2018 6:50 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2018 17:04
Regionali Lazio, Carlo Picozza: umanizzare cure in ambito psichiatrico

Carlo Picozza, capolista della lista civica Zingaretti Presidente alle prossime elezioni regionali del Lazio.

ROMA – “Quello psichiatrico è per antonomasia il settore in cui l’umanizzazione delle cure deve essere la base primaria sulla quale poi eventualmente intervenire con i farmaci” ha spiegato Carlo Picozza, capolista della Civica Zingaretti Presidente, durante la sua visita nella struttura sanitaria terapeutico-riabilitativa di via Catacombe di Generosa, nell’XI° municipio di Roma.

“L’umanizzazione è la leva, la maniglia per uscire dal disagio, per conviverci in maniera serena -ha specificato il giornalista – bisogna ridare la dignità alle persone, lasciarla sviluppare. Quella di Catacombe di Generosa è una delle poche comunità terapeutiche pubbliche su Roma, la sua esperienza andrebbe valorizzata così come la professionalità dei suoi operatori, per farne un modello, un’esperienza pilota per tutti”.

“L’umanizzazione delle cure è la prassi nel nostro lavoro – ha confermato Mariopaolo Dario, medico psichiatra responsabile della struttura – Siamo aperti h24, la vita quotidiana è vissuta insieme ai pazienti in tutti gli aspetti. Cerchiamo di stimolare la partecipazione e l’autogestione. L’approccio è interattivo, basato sul rapporto diretto tra paziente e operatore. La terapia farmacologica è di supporto a questa terapia relazionale.

“Nell’ambito psichiatrico l’umanizzazione dovrebbe essere un aspetto da potenziare, perché è il lavoro comunitario in sé che ha una struttura di umanizzazione relazionale delle cure. Non c’è solo la visita, l’approccio farmacologico e poi un controllo più o meno frequente. C’è un intervento quotidiano in tutti i passaggi della vita, che sia mangiare insieme, cucinare, vedere un film e discuterne. L’approccio psicoterapico di gruppo è molto significativo. E’ importante che i nostri pazienti, in seguito a un lavoro terapeutico valido, non cronicizzino e rimangano a carico del sistema sanitario per tutta la vita, come purtroppo spesso accade con queste patologie”.

“Noi abbiamo l’idea che una cura sia possibile per tutti, anche per le persone che hanno diagnosi infauste come quelle di schizofrenia – ha aggiunto la psicologa Maria Realacci, anche lei attiva nella struttura – L’umanizzazione è difficile da spiegare, il nostro cavallo di battaglia è il coinvolgimento attivo del paziente che non subisca la cura, ma partecipi attivamente a essa, che è ciò che ha caratterizzato la nascita della comunità terapeutica”.

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