Carmela Cenicola: sorella di omicida candidata in lista Vendola. Polemica: si ritira

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2015 16:59 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2015 16:59
Carmela Cenicola: sorella di omicida candidata in lista Vendola. Polemica: si ritira

L’articolo su Repubblica di venerdì 15 maggio

FOGGIA – Sorella di un omicida era candidata nella lista Vendola: notizia, polemica e candidatura ritirata. Carmela Cenicola, 42 anni, inserita nella lista “Noi a Sinistra per la Puglia” (che appoggia Michele Emiliano alle regionali pugliesi) promossa dal presidente uscente Nichi Vendola e dal senatore di Sel Dario Stefàno, è sorella di Vincenzo Cenicola, 30 anni, condannato a 8 anni e mezzo di carcere per aver ucciso Fabrizio Pignatelli.

Anche Carmela Cenicola era imputata in quel processo, con l’accusa di minacce. Condannata in primo grado a due anni di reclusione è stata poi assolta in secondo grado, insieme ad altre 34 persone. La donna è finita nelle carte del procedimento penale soprattutto per una serie di intercettazioni ambientali durante le sue visite in carcere al fratello: nel corso dei colloqui la donna usò parole violente contro i magistrati. Si legge su Repubblica:

Pignatelli, morto all’età di 26 anni – secondo una sentenza emessa meno un anno fa dai giudici della corte d’Appello di Bari fu ucciso dal giovane Vincenzo Cenicola in seguito a una “guerra” di potere per il controllo criminale del territorio.

Anche Carmela era imputata in quel processo, con l’accusa di minacce. Condannata in primo grado a due anni di reclusione è stata poi assolta in secondo grado, insieme ad altre 34 persone. Carmela però è finita nelle carte di questo procedimento penale soprattutto per una serie di intercettazioni ambientali e per i suoi sfoghi in carcere quando si recava a fare visita al fratello Vincenzo o al figlio Alberto (anche lui prima imputato e poi assolto). Lo sfogo più cruento coinvolge due magistrati, l’ex procuratore di Lucera Domenico Seccia e il pm Alessio Marangelli. «Seccia ce l’ha con noi, ha detto che vuole schiacciare i Cenicola sotto i piedi… – grida Carmela al fratello Vincenzo nel carcere di Ariano Irpino l’ottobre del 2011, senza sapere di essere intercettata – gli avessimo rotto il c… a quello». Due anni dopo, in visita questa volta al figlio nel carcere di Foggia, si lascia andare ad altre parole violente contro il pubblico ministero Marangelli, in quei giorni in aula a sostenere l’accusa contro i Cenicola: «Se io avessi una pistola e non avessi nulla da perdere, per le cattiverie che sta facendo gli sparerei in fronte davanti a tutti quanti… Questa è cattiveria, cattiveria!». Per le minacce dirette pronunciate in aula durante il processo al tribunale di Foggia dai fratelli di Carmela, Vincenzo e Michele Cenicola («A questo ci pensiamo quando usciamo »), i due sono stati rinviati a giudizio dal tribunale di Lecce. I magistrati Marangelli e Seccia sono finiti sotto protezione.

La reazione di Sel. Le vicende giudiziarie che hanno coinvolto la famiglia Cenicola erano a noi sconosciute fino a quando non le abbiamo apprese dalla stampa stamattina. Pur restando fermamente garantisti, nel caso di processi in corso e tanto più dinanzi ad una sentenza di assoluzione, riconosciamo una possibile nostra disattenzione nell’aver accettato la sua proposta di candidatura nelle nostre liste. Carmela Cenicola è estranea a qualsiasi vicenda giudiziaria e tuttavia per ragioni di opportunità non avrebbe dovuto far parte della nostra squadra”. Lo affermano il segretario pugliese di Sel Ciccio Ferrara, il sen. Dario Stefano e Guglielmo Minervini a nome della lista “Noi a Sinistra per la Puglia” dopo l’articolo odierno de La Repubblica sulle vicende giudiziarie della candidata.

“Siamo convinti – proseguono – che la politica debba essere sempre la prima a dare il buon esempio, a partire da una rigida selezione dei candidati e delle candidate, anche da un punto di vista della opportunità. La nostra diversità passa anche da questo: dal riconoscere gli errori quando si sbaglia e provare a porvi rimedio immediatamente”. “Affrontiamo questa vicenda nell’unico modo in cui il nostro partito sa fare, con serietà e rigore, chiedendo un atto di responsabilità a Carmela Cenicola faccia un passo indietro e ritiri la propria candidatura al consiglio regionale pugliese dalla lista Noi a Sinistra per la Puglia”.

Carmela Cenicola si ritira. E pubblica un comunicato: “Un articolo del giornale La Repubblica rischia di essere strumentalizzato a ignobili fini politico-elettorali: denigrare persone che stimo e danneggiare la lista nella quale sono candidata per le imminenti elezioni regionali. Ritiro pertanto la mia candidatura”.

“Chiedo scusa per tale gesto ai miei compagni di lavoro, a quelli che hanno riposto fiducia in me e che tanto si sono adoperati per propormi. Pensavo che l’aver dedicato una vita al lavoro, l’essere uscita indenne da procedimenti penali fossero sufficienti per godere appieno dei diritti civili e per essere degna di rappresentare gli interessi dei lavoratori nelle Istituzioni politiche. Devo amaramente constatare che non per tutti e’ cosi. Resta comunque immutato – conclude – il mio impegno a difesa dei loro interessi”.