Politica Italia

Casa di An a Montecarlo: il Giornale e l’ipotesi dei fondi neri

Vanno avanti le indagini “sull’affaire Montecarlo”. Dopo l’apertura di un fascicolo di inchiesta per truffa aggravata a carico di ignoti (un atto dovuto, spiegano dalla procura di Roma, in quanto è stata presentata una denuncia da due consiglieri della Destra di Storace), ora la Guardia di Finanza è stata incaricata di acquisire le carte sulla vendita dell’immobile.

Venerdì, sull’onda della notizia dell’apertura delle indagini, Fini ha solo commentato “ben vengano le indagini su tutto ciò che concerne il patrimonio di An”. Intanto però ecco una nuova “svolta”, il Giornale rilancia e parla di fondi neri per la compravendita del tanto agognato appartamento.

Come spiega il quotidiano di Vittorio Feltri, l’atto di compravendita fu depositato presso la conservatoria del Principato venne rogitato l’11 luglio del 2008 a Montecarlo, nello studio del notaio Paul-Louis Aureglia. Che nella prima pagina annota come «sia comparso» per concludere l’affare, come vendito­re, Francesco Pontone, senatore di An, poi del Pdl e ora di Fli. E annota pure come mai Pontone (la cui firma ben leg­gibile è sull’ultima pagina del contrat­to, accanto a quelle di Izelaar e di Wal­fenzao per conto della finanziaria off­shore Printemps) era lì ad agire «in nome e per conto» di An. Non perché ce l’avesse mandato il «colon­nello- Ad»La Russa,ma«in virtù –si leg­ge nell’atto – dei poteri generali che gli sono stati conferiti, in particolare allo scopo di disporre dei beni sociali, dal signor Gianfranco Fini, in qualità di presidente della suddetta associazio­ne, ai sensi di una procura generale ri­cevuta da Mario Enzo Romano, notaio in Roma, il primo dicembre 2004».

Il Giornale ha rivelato che alcuni per comprare quella casa ar­rivarono a mettere sul piatto 1,5 milio­ni di euro. E An rifiutò. Perché? Un det­taglio confermato dal parlamentare Antonio Caruso, che nel 2001 ricevette una proposta di 6 milioni di franchi francesi (un milione di euro) da uno studio notarile. E vidimato da una si­gnora che abita nel Palais Milton (il pa­lazzo che ospita la casa di Tulliani), che a SkyTg24 ha raccontato di un inquili­no a cui, in risposta a una proposta di acquisto dell’appartamento per un mi­lione di euro, sarebbe stato detto che «è stato venduto a un personaggio della televisione italiana».

Sarà una coinci­denza che Tulliani, di mestiere, abbia fatto anche il produttore televisivo? E un altro vicino di casa del «cognato» di Fini, Fabrizio Torta, ha aperto le porte della sua abitazione alle telecamere di Sky , spiegando che il suo appartamen­to, 60 metri quadri, è gemello di quello ereditato e poi venduto da An, che an­che lui l’ha ricevuto per successione ereditaria. E, soprattutto, che gli agenti immobiliari che hanno fatto una stima della sua casa hanno calcolato come va­lore fino a 30mila euro a metro quadro.

Il finiano Raisi ha invece tira in mezzo La Russa aggiungendo un nuovo tassello alla vicenda in un’intervista ad Affari italiani. Tira in mezzo Ignazio La Russa, coordinatore nazionale del Pdl, fedelissimo di Silvio e nemico giurato dell’ex camerata Fini. “L’appartamento in questione, che è stato venduto soltanto perché non ha senso che un partito abbia un appartamento a Montecarlo, è iscritto al bilancio 2008 del partito di An. E pochi hanno calcolato che Fini non era già più presidente ma c’era un comitato costituito da tutti i cosiddetti colonnelli con Ignazio La Russa nel ruolo di primus inter pares. Perciò dire io non sapevo, io non ero a conoscenza mi sembra un po’ balzana come cosa”, dichirara Raisi.

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