Casa di Montecarlo, Il Giornale insiste: “Tulliani usava l’ambasciatore a Montecarlo”. Ma Fini passa in secondo piano

Pubblicato il 17 agosto 2010 10:48 | Ultimo aggiornamento: 17 agosto 2010 10:48
tulliani

Giancarlo Tulliani

La ‘guerra’ de il Giornale a Gianfranco Fini sulla vicenda della Casa di Montecarlo si sposta in ambasciata. Martedì 17 agosto, infatti, il quotidiano di Feltri dedica al cognato del presidente della Camera Giancarlo Tulliani e alle sue frequentazioni monegasche il suo pezzo di apertura, titolato ”Il ‘cognato’ di Fini ha usato l’ambasciata per i suoi comodi”.

Per corroborare le sue tesi il Giornale ricorre ad un’intervista all’ambasciatore italiano nel principato di Monaco Franco Mistretta, che sarebbe stato contattato in piu’ di un’occasione da Giancarlo Tulliani. ”La prima cosa che mi disse è che era il fratello della Tulliani o il cognato di Fini, non ricordo bene”, racconta Mistretta. I colloqui sono stati tre. La prima volta, nel marzo del 2009, racconta l’ambasciatore, ”mi disse che voleva prendere la residenza a Monaco e gli spiegai l’iter. Conversando mi fece intendere di avere o di volere aprire un’attività immobiliare. Parlò di real estate. Mi chiese qualche consiglio, qualche informazione”.

Nel secondo incontro ”mi parlò di una casa da ristrutturare e gli suggerii i nomi di due o tre società che effettuano lavori di ristrutturazione a Montecarlo”. Nell’ultimo colloquio ”voleva il nome di una banca affidabile, poi cercava un albergo adeguato perchési era trovato male nell’hotel in cui era stato”, prosegue l’ambasciatore.

La sensazione, però, è che stavolta l’attacco del Giornale non riesca a colpire fino in fondo: alla domanda decisiva, infatti, Mistretta afferma di non essere mai stato contattato da Gianfranco Fini.

Al presidente della Camera si rivolge oggi il condirettore del Giornale Alessandro Sallusti che, in un articolo pubblicato in prima pagina, chiede a Fini ”di ”raccontare agli italiani, senza reticenze, la verità, per quanto imbarazzante essa sia”. ”In questa vicenda – scrive Sallusti – di segreto c’è soltanto quello che lui si ostina a custodire, cioè il nome che si nasconde dentro la finanziaria offshore alla quale An ha venduto la casa”.