Casamonica senza funerale? Ma Poletti e Alemanno a cena…

a cura di Mario Tafuri
Pubblicato il 21 agosto 2015 9:41 | Ultimo aggiornamento: 21 agosto 2015 10:40
ROMA – L’ora del moralismo è scoccata e i funerali di Vittorio Casamonica a Roma hanno scatenato un putiferio. Capo riconosciuto di un clan di cui dicono e scrivono le peggiori cose, Vittorio Casamonica è morto nel suo letto, probabilmente munito dei conforti religiosi, come si dice, e ha ricevuto onoranze funebri di rango.
Rispetto alla indignazione suscitata dalla carrozza nera tirata da tre pariglie di cavalli irlandesi, dal corteo di Rolls Royce, Mercedes, Jaguar e tanti Suv, viene una domanda: ma dove eravate quando questi signori crescevano in ricchezza e potenza?
A cena con lor signori, i boss della politica, verrebbe da dire, guardando le foto che vennero pubblicate quando partirono gli arresti di mafia Capitale. Destra (Gianni Alemanno) e Sinistra (le Coop, il conflitto di interessi del Pd, impersonato dall’allora loro capo Giuliano Poletti). Andate a prendervela con loro, non con i Vigili Urbani di Roma, che lo sdegno ha riportato al loro antico nome di Pizzardoni da quello gentrificato di Polizia Municipale.
Ma poi che volete? Questi signori Casamonica sono liberi cittadini, non risultano chiusi in un campo di concentramento. Dicono che hanno trasformato il loro quartiere un un fortino, con vedette e telecamere, dove sono gli altri a non potere entrare, se non graditi. Ma se glielo hanno lasciato fare, perché prendersela con loro? Sono anche nomadi, o rom, anche se di origine recente italiana, abruzzesi: nessuno ha il coraggio di scrivere zingari, tanta è l’aura di rispetto che li circonda, al punto che nei meandri della Presidenza del Consiglio c’è un funzionario che vigila, a spese del contribuente, che nessuno manchi loro di rispetto.
Ora vi scandalizzate per un funerale in pompa magna? Suvvia, non siate ridicoli: Ignazio Marino, Rosi Bindi e compagni vari, basta squittire invano.
Come dare torto alla deputata del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo Roberta Lombardi, che se la prende con destra e sinistra che
“hanno permesso, con i loro silenzi, incapacità e il più delle volte con vere e proprie articolate complicità”.
Per renderci conto della assurdità delle polemiche, ricostruiamo la vicenda attraverso le cronache del Messaggero di Roma.
Tema dominante: lo scaricabarile.
Il Comune: “Noi non ne sapevamo nulla”.
La Questura: “Non lo sapevamo, indagavamo su altri del clan”.
Riferisce il Messaggero:
“Esplode il caso delle esequie del boss. Il sindaco di Roma Ignazio Marino in vacanza e il vice sindaco Marco Causi cade dalle nuvole:
“Che il Prefetto, massima autorità di polizia sul territorio, chieda una relazione alla Questura è più che normale. Ma i fatti sono chiari: nessuno ci aveva detto nulla. Di quel funerale si è saputo solo poco prima delle 11 quando c’è stato l’intervento della Municipale per problemi di viabilità”.
In Questura replicano:
“Non si è saputo anche perché Vittorio Casamonica era malato da tempo e non era più tra i personaggi della sua numerosa famiglia “attenzionati” dalle nostre indagini. Certo, ad aver saputo in tempo quel che stavano organizzando, si sarebbe potuto intervenire con delle limitazioni ma certo non si poteva negare il funerale. Così come è accaduto per Priebke”.
Ma c’era anche un elicottero che ha sorvolato la chiesa lanciando petali di rose, la Questura ha chiesto chiarimenti all’Enac.
“Si tratta comunque di un velivolo commerciale di una società privata in via di individuazione che per ordinarie modalità di sorvolo in una area non interessata a restrizioni di sicurezza, non necessita di autorizzazioni”.
Mirko Polisano va al VII Municipio, nel cui territorio:è la roccaforte dei Casamonica e interroga il vice presidente Francesco Morgia che gioca sulla difensiva:
“Non c’è stato nessun vuoto di responsabilità sul corteo funebre – ammette Morgia – questo tipo di processioni non sono soggette ad essere autorizzazioni amministrative. Non ne risponde certo il municipio, così come sui manifesti. Questi sono stati affissi nel cortile perimetrale della chiesa, territorio che di certo non è di nostra competenza”.
Il caso Casamonica, sottolinea Polisano,
“è esploso tra l’imbarazzo di un’amministrazione che non vuole essere tirata in ballo nelle responsabilità e prende le distanze da chi dal Campidoglio vorrebbe scaricare su di essa la patata bollente delle colpe e delle incombenze. La piazza era invasa da corone di fiori, Jaguar e Mercedes.
Continua il vice presidente Morgia:
«Non mi risulta che la polizia municipale abbia fatto la scorta e dalla sala radio non è arrivata neanche una segnalazione di intralcio al traffico”.
Simone Canettieri ha chiesto spiegazioni al prefetto di Roma Franco Gabrielli, il quale non ha esitato a schierarsi e definire il funerale una “falla nel sistema”.
“Il prefetto spiega che c’è stata «una sottovalutazione preventiva da parte delle forze dell’ordine» e una «operativa» se è vero, come è vero, che il feretro di Vittorio Casamonica è stato “scortato” dai vigili urbani. Per un certo senso il Campidoglio diventa il terminale della bufera.
Ignazio Marino, in ferie ai Caraibi, interviene in serata, quando ormai il caso ha fatto il giro d’Italia e del mondo (tornando a campeggiare sul sito del New York Times):
“I morti e i funerali non possono essere strumenti dei vivi per inviare messaggi mafiosi. Tutto ciò è intollerabile”.
Sta di fatto che il reggente del Campidoglio, il vicesindaco Marco Causi, è venuto a conoscenza del fatto solo quando la notizia è uscita sui giornali on-line. Nonostante la presenza sul posto, al Tuscolano, dei vigili urbani”.
Causi gonfia i polmoni:
“È un’offesa alla città”.
Attacco preventivo, alla luce di quanto scrive Lorenze De Cicco:
“Potrebbe essere lui l’anello finale della lunga catena di responsabilità che hanno portato a trasformare un funerale nell’autocelebrazione di uno dei più potenti clan della Capitale”.
Alla prima prova del fuoco, nota Simone Canettieri, Marco Causi
“si fa trovare impreparato nel gestire la situazione”, come attaccano da centrodestra. […] Intanto, però si cercano i responsabili. E la domanda rimane sempre quella: come è stato possibile? Ecco perché fioccano le interrogazioni al ministro degli Interni Angelino Alfano. Il deputato Pd Roberto Morassut chiede al Viminale: “Perché è stato consentito che i funerali del capo clan si svolgessero con una coreografia tale da rendere quasi impraticabile per un arco orario importante alcune vie del quartiere Tuscolano, consentendo ad un elicottero privato di sorvolare il quartiere?”
Vedrete che alla fine se la prenderanno con i vigili urbani. Seguiamo la cronaca di Lorenzo De Cicco, sempre sul Messaggero:
“Il corteo funebre del “re” dei Casamonica è arrivato a piazza San Giovanni Bosco preceduto dai vigili urbani. Gli agenti della polizia locale hanno fatto strada ai 12 suv, carichi di fiori, che precedevano la grande carrozza nera con la salma di Vittorio Casamonica, il boss della cosca che domina lo spaccio a Roma Est. Quella dei pizzardoni, sembrava quasi una scorta al feretro del boss: facevano largo alla processione delle auto degli affiliati al clan, smistavano le macchine di chi non doveva partecipare alla cerimonia. E ora il loro comportamento rischia di diventare un caso. Perché la presenza della Polizia locale, ancora prima che la cerimonia iniziasse, significa soprattutto una cosa: che il Comune, da cui dipende il Corpo dei caschi bianchi, era stato informato dell’evento.
Con il risultato di bloccare mezza città: la carovana dei rom era partita alle 10 di mattina da via di Roccabernarda, alla Romanina, il quartiere-bunker del clan, il fortino dello spaccio sorvegliato come Scampia con telecamere e vedette. La processione si è spostata subito su via Tuscolana e qui è rimasta per oltre dieci chilometri, superando il Raccordo anulare, fino a fare tappa nella grande piazza del Tuscolano. Prima ancora che il corteo con la carrozza arrivasse davanti alla chiesa, preceduto da tre motorini con i clacson spiegati, i vigili urbani erano già schierati. Preparavano l’arrivo della bara del “re degli zingari”, smistando le auto di chi non doveva partecipare al funerale.
Alle 11 la carrozza nera del 1910 trainata da tre file di cavalli irlandesi, con le spoglie del boss ha fatto ingresso nella piazza. Ad accoglierla c’era la banda Panizza di Frascati, pagata per omaggiare il ras defunto con le note della colonna sonora del Padrino.
All’esterno della chiesa intanto era stata appesa una gigantografia con la scritta «Vittorio Casamonica: Re di Roma», insieme a un fotomontaggio che raffigurava il vecchio boss, con tanto di crocefisso, accanto al Colosseo e alla Basilica di San Pietro. Un concetto rafforzato in un altro manifesto: «Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso».
Nel frattempo tutta la piazza è stata invasa da Jaguar e Mercedes in doppia fila, oltre ai suv che avevano accompagnato la carrozza. Il traffico, dal Tuscolano a Cinecittà, è andato subito in tilt. Nella piazza dove si è svolta la cerimonia per diversi minuti c’è stata la paralisi: le auto parcheggiate in mezzo alla piazza hanno bloccato, per due volte, i bus della linea 502. E i passeggeri sono stati costretti a scendere in mezzo alla strada”.