Casini: “Alle elezioni da solo. Bersani e Vendola? Per il bene del Paese…”

Pubblicato il 4 agosto 2012 9:10 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2012 9:10
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Pier Ferdinando Casini (LaPresse)

ROMA- Prima contarsi, poi vedere se è il caso di allearsi ma alle elezioni si va da soli. Quindi si vedrà cosa fare per “il bene del Paese”. Pier Ferdinando Casini sceglie il Corriere della Sera per dettare la linea dell’Udc, linea che passa anche per una possibile alleanza con il centro sinistra, ma solo dopo il voto.

”Da tempo – dice Casini al Corriere – in Europa sostengo la collaborazione delle grandi famiglie socialista riformista e popolare europeista”. Secondo il leader Udc, infatti, ”una convergenza per il bene del Paese, sull’onda dell’emergenza, è possibile, come lo è stato in questa legislatura. Ma dopo che ognuno alle elezioni si sarà presentato con i propri programmi e le proprie liste. Non ho avuto paura di scomparire nell’epoca di Berlusconi, figurarsi se ho paura di presentarmi da solo adesso”.

Secondo Casini, ”alla fine” una nuova legge elettorale si farà  ”perché i grandi partiti percepiscono che se non fanno neanche questo, sarà il de profundis per la politica”. ”La direzione di marcia – spiega ancora – è quella del governo Monti: non si torna più indietro”. Su Nichi Vendola, leader di Sel, che però non è d’accordo su questa impostazione, Casini osserva: ”Questo è un problema per Bersani. Apprezzo molto gli sforzi di Pier Luigi, credo sia un leader responsabile. Mi fa piacere che abbia ritenuto incompatibili le scelte di Di Pietro. Ma si ritrova a fronteggiare l’antico problema del riformismo che si scontra con radicalismo e populismo”.

”Non penso certo – aggiunge – di farmi fare da Vendola l’esame del sangue. Non mi pare che le sue ricette abbiano avuto grandi ricadute né in Italia, né in Puglia. E le dimissioni di Berlusconi non sono dovute a lui, ma all’iniziativa di riformisti e moderati”. Sui temi etici, tra cui le unioni omosessuali, Casini ribadisce che ”si vota secondo coscienza” mentre, all’eventualità che Berlusconi si faccia da parte, Casini si chiede se ”non possiamo imitare i tedeschi” sulla Grande coalizione.

Tuttavia, osserva, ”c’èuna gran confusione nel Pdl, si mettono d’accordo solo se c’è da insolentire me il mio partito”. ”Conservo – fa sapere inoltre – moltissime lettere di apprezzamento ricevute da membri del Ppe per aver lavorato alla svolta del governo Monti. La caduta di Berlusconi fu ritenuta una vera e propria liberazione”.

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