Caso Boffo, per Messori mancata prudenza della Cei, per Melloni malessere profondo e divisioni nella Chiesa.

di Dini Casali
Pubblicato il 3 Settembre 2009 9:50 | Ultimo aggiornamento: 8 Agosto 2011 20:59

Due autorevoli commentatori cattolici  – Vittorio Messori e Alberto Melloni – provano a fornire una spiegazione, o perlomeno un contesto plausibile, alla vicenda che coinvolge il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, vicenda sulla quale il Giornale di Feltri non ha nessuna intenzione di mollare la presa. Giovedì infatti il quotidiano pubblica profilo e identità degli altri protagonisti del presunto triangolo all’origine dello scandalo.

Per Messori l’intera querelle ha origine da un deficit di prudenza e attenzione da parte dei vertici delle gerarchia cattolica. La vicenda di Terni non era sconosciuta: un’accusa di omosessualità nella diocesi che ha visto esplodere lo scandalo nella comunità di Don Gelmini non doveva essere sottovalutata. In sostanza Boffo è un galantuomo, ma anche il sospetto di un’ombra doveva indurre la Cei a non esporlo nel ruolo di uomo cardine del media-system cattolico: «prima o poi, c’è sempre qualcuno che (per avversione politica, per vendetta, per ricerca di scoop) porta alla luce i dos­sier imbarazzanti» come è puntualmente avvenuto.

Diverso l’approccio di Alberto Melloni che segnala il profondo malessere della Chiesa: le divisioni al suo interno rendono impraticabile la missione di «fornire coscienze formate, tirar fuori dalle proprie riserve uomini miti e rigorosi». Da una parte è finita la strategia ruiniana che mirava a far sì che la Chiesa fosse temuta dai partiti. Ha inalberando sempre la bandiera di valori non negoziabili per misurare distanza e soggezione, così il cattolico Prodi diventava nemico e l'”impresentabile” Berlusconi un ottimo alleato. Non diversamente la nuova stagione di Bagnasco, improntata ai “rapporti eccellenti” sempre e comunque con il Governo italiano, chiunque lo rappresenti, ha impedito di misurarsi realmente con gli allarmi suscitati dalle posizioni della Lega e dei comportamenti disinvolti del premier.