Caso Gugliotta, la disperazione degli altri arrestati: “Perché siamo ancora in carcere?”

Pubblicato il 16 maggio 2010 15:30 | Ultimo aggiornamento: 16 maggio 2010 17:22

Stafano Pedica

Parlano i giovani arrestati insieme a Stefano Gugliotta la sera della finale di Coppa Italia Roma-Inter: “Non abbiamo fatto niente, qui tutti parlano di processi, di rinvii a giudizio: ma noi che c’entriamo? Vogliamo parlare dei nostri figli, del nostro lavoro che rischiamo di perdere”.

Mentre Gugliotta è stato scarcerato e i riflettori dei media si sono abbassatti, Antonello Cori, Emiliano Giacomobono, Alessio Amicone, Emanuele Pecorone e Luca Danieli sono ancora al Regina Coeli.

A riferire le loro parole è il senatore Idv Stefano Pedica, che anche stamattina è andato a trovarli. Oggi aveva con sé un cartello con scritto ‘Gli innocenti non devono stare in carcere’.

“Gli ho portato cruciverba e giornali che mi hanno dato le famiglie – ha spiegato Pedica – Ora è subentrata la fase della disperazione: Amicone, che ha una ditta, mi ha detto che ogni giorno perde 400 euro. Pecorone stava cambiando lavoro, e ora ha paura che non lo chiamino più. Oggi fuori c’era la sua fidanzata: ‘Le dica che sto bene’, mi ha detto, ‘ma ogni giorno mi rendo conto di quanto male stanno facendo a me e alla mia famiglia’. Giacomobono pensa alla moglie incinta all’ottavo mese”.

“È stata una retata di innocenti. Una volta accertata la loro estraneità – ha aggiunto Pedica – perché tenerli 15 giorni dentro? Siamo al ridicolo. Domani con le famiglie andremo in Tribunale a cercare di parlare con il gip. I capi di imputazione sono gli stessi dei due abruzzesi ora ai domiciliari: perché anche gli altri non vengono messi ai domiciliari, anche senza la richiesta di scarcerazione? Si rischia che subentri la burocrazia o l’inesperienza, e che restino in cella ancora a lungo”.

Rincara le critiche la madre di uno degli arrestati, PAtrizia Amicone: “Uno stadio, che dovrebbe essere uno svago, può diventare un dramma. Però non pagano i teppisti, pagano i ragazzi padri di famiglia come mio figlio Alessio, che ha due bambini”. Amicone, aveva riferito la compagna Michela, ha raccontato di essere stato picchiato e poi calpestato all’interno di una camionetta: “Io non lo sapevo – ha detto la madre – me l’hanno tenuto nascosto per non farmi preoccupare. E’ stato picchiato alla testa, dietro l’orecchio: è un fatto gravissimo”

Pedica ha anche criticato il ministro Alfano: “Dopo piazza San Pietro speravo di vederlo qui per guardare in faccia le famiglie degli arrestati ingiustamente”, ha detto, e ha ricordato che mercoledì prossimo il gip dovrebbe decidere sulla loro complessiva scarcerazione.