Caso Ligresti, Letta difende Cancellieri: “Chiarirà tutto, no zone d’ombra”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 2 Novembre 2013 17:47 | Ultimo aggiornamento: 4 Novembre 2013 15:33
Caso Ligresti, Letta difende Cancellieri: "Chiarirà tutto, no zone d'ombra"

Annamaria Cancellieri, Enrico Letta

ROMA – Martedì 5 novembre, alle ore 16, Annamaria Cancellieri parlerà alle aule di Camera e Senato e “chiarirà tutto” sul caso Giulia Ligresti. Lo ha annunciato lei stessa prima in un’intervista al Tg1, poi a margine del Congresso dei Radicali a Chianciano. Lo ha assicurato anche Enrico Letta che sinora aveva mantenuto un sospettoso riserbo sulla vicenda.

Enrico Letta le aveva ribadito privatamente “appoggio pieno”, in un incontro a palazzo Chigi, ma non ha mai preso le sue difese pubblicamente. Ora dopo giorni di silenzio Letta prende le parti del suo guardasigilli, ma lo fa affidandosi ad una nota impersonale di Palazzo Chigi. “Il governo ha voluto che il chiarimento in Parlamento avvenisse immediatamente perché non devono esserci zone d’ombra. Siamo sicuri che il ministro fugherà ogni dubbio”.

“Siamo sicuri – prosegue la nota – che le argomentazioni che il ministro Cancellieri svilupperà convinceranno le Camere e fugheranno ogni dubbio. Le parole del procuratore Caselli hanno peraltro già dato un fondamentale contributo di chiarezza”.

Parole alle quali si appella anche la Cancellieri che, a testa alta, non rimanda gli impegni istituzionali e approfitta della vetrina del congresso dei Radicali a Chianciano Terme, per tornare a difendere l’umanità del suo interessamento a tirare fuori dal carcere e mandare ai domiciliari Giulia Ligresti.

Il suo intervento, ha precisato Cancellieri, è stato “solo all’interno del Dap e non della magistratura”, come risulta dagli atti dei pm e come “ha ricordato il procuratore Gian Carlo Caselli”. Ruby è tutta un’altra storia. ”Se qualcuno ha detto che io sono intervenuta per la scarcerazione ha detto il falso” prosegue il ministro”, che parla di “dovere d’ufficio”: “Ogni detenuto che si suicida va considerato una sconfitta”. E non sta in piedi il paragone con la telefonata dell’allora premier Silvio Berlusconi in questura per il caso Ruby perché “quella è un’altra storia, mentre qui ho fatto il mio dovere: sono il ministro della Giustizia e avevo la responsabilità delle detenute”.

Intanto però, non è un mistero, il caso Cancellieri-Ligresti è un’altra tegola sulla testa del governo guidato da Enrico Letta. Se il paragone col caso Ruby potrebbe fare giocoforza a chi nel Pdl vuole un rimpasto e al contempo puntare sulla carta dei due pesi e due misure, la fretta del Pd affinché la Cancellieri “venga presto in aula”, è la stessa del premier Letta che invece spera di sbrigare la questione e di non trasformarla in un altro caso Shalabayeva.