Caso Ruby, pm Fiorillo: “Chiaro che qualcosa non andava”

Pubblicato il 14 Gennaio 2011 20:42 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2011 21:08

Ruby

Il suo intendimento è sempre stato quello di ”accertare la verita” su quanto accaduto quella notte tra il 27 e 28 maggio scorso quando l’allora diciassettenne Karima El Maroug, in arte Ruby, fu portata in questura a Milano e poi rilasciata, dopo essere stata affidata alla consigliera regionale lombarda Nicole Minetti in seguito a una telefonata del premier Silvio Berlusconi. Per Annamaria Fiorillo, che era pm di turno dei minorenni quella notte, infatti, stabilire con certezza che non diede mai l’autorizzazione all’affidamento alla Minetti, come invece sostenuto da polizia e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, è ”di primaria importanza, non per me, ma per la credibilita’ dell’autorita’ giudiziaria”.

Non parla dell’avviso di garanzia al presidente del Consiglio per concussione e prostituzione minorile (”di questo non ho conoscenza, lo leggo dai giornali”) ma ”che ci siano accertamenti mi rincuora perché dimostra che non è stato solo un mio dubbio, ma che qualcosa non è andato per il verso giusto”. Queste indagini, di cui si è saputo solo ora ”perche’ l’Autorita’ giudiziaria e’ stata doverosamente silente” per tutto questo tempo, stanno a dimostrare, per il magistrato, che ”era evidente che c’era qualcosa che non andava”. E’ per questo che ha chiesto chiarimenti al Csm: ”Per preservare il ruolo di garanzia dell’autorita’ giudiziaria”.

”La mia vicenda è piccola, a conti fatti – sottolinea – ma quando altri sostengono che l’autorità giudiziaria ha dato un’autorizzazione che non è mai stata data, questo crea problemi enormi, perché è la credibilità del sistema giustizia che viene messa in discussione”. Annamaria Fiorillo spiega di aver preso in esame la possibilità che il suo ricorso al Csm possa essere archiviato, come chiesto dalla Prima Commissione, perché difficilmente, dal punto di vista formale, può rientrare nelle pratiche a tutela dei magistrati” ma, ribadisce: ”Ho chiesto chiarimenti perché quanto era stato affermato non rispondeva alla mia diretta conoscenza della vicenda” e ”vorrei che di questo si discutesse”.

Poi ricorda le conversazioni di quella notte, quando apprese che era stato detto che la ragazza era figlia del presidente egiziano Mubarak: ”Mi sembrò paradossale. Come fa una ragazza con parenti così a trovarsi in una situazione di questo genere?”. Queste erano state le sue disposizioni: fotosegnalazione, affidamento di Ruby a una comunità protetta oppure trattenerla fino a quando non si fosse trovato posto in comunità. Polizia e ministro sostengono una cosa diversa. Annamaria Fiorillo, da parte sua, confida nel fatto che queste discrepanze siano chiarite: ”La verità sarà accertata”.