Cassazione: no proscioglimento per Berlusconi, Di Pietro lo querelò

Pubblicato il 10 Maggio 2012 17:29 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2012 17:55

ROMA, 10 MAG – La Cassazione ha detto 'no' al colpo di spugna, disposto dal giudice di pace di Viterbo, sul processo per diffamazione a carico di Silvio Berlusconi querelato dal leader dell'Idv Antonio Di Pietro del quale l'ex premier, nel corso di un comizio elettorale, aveva detto che si era laureato grazie ai ''servizi segreti'' e che rappresentava il ''peggio del peggio'' perche' aveva ''mandato in galera italiani senza avere prova alcuna''.

Accogliendo il ricorso della Procura viterbese, sollecitata dall'ex pm di Mani Pulite costituitosi parte civile, la Suprema Corte – con la sentenza 17700 depositata oggi e relativa all'udienza svoltasi lo scorso 19 gennaio – ha contestato la concessione a Berlusconi dell'immunita' parlamentare da parte del giudice di pace che, gli rimprovera la Cassazione, senza alcuna indagine, aveva condiviso la decisione della Camera di evitargli il processo.

Ad avviso della Suprema Corte, ritenere non punibile Berlusconi in quanto avrebbe agito nelle sue funzioni di parlamentare ''trascura'' di considerare che quelle frasi sono state pronunciate dall'ex premier in un comizio, il 26 marzo 2008, al di fuori dalle aule parlamentari dunque, e non facevano, inoltre, riferimento ad attivita' svolta in sede istituzionale. In proposito, i supremi giudici rilevano che ''da un lato l'opinione su Di Pietro era stata espressa da Berlusconi in un comizio elettorale, sede di per se' estranea all'esercizio delle funzioni parlamentari, dall'altro le espressioni utilizzate non riguardavano la figura di uomo politico dell'antagonista, ma attingevano la sua sfera personale e professionale''. Per queste ragioni, conclude la Cassazione, la sentenza di non punibilita' emessa il cinque ottobre 2010 dal giudice di Viterbo, ''merita'' di essere annullata con rinvio per nuovo esame.