Le cassette di Milanese “svuotate” prima che i pm ci arrivassero

Pubblicato il 1 Settembre 2011 9:50 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2011 9:54

Marco Milanese (foto Lapresse)

ROMA – Le cassette di sicurezza di proprietà del deputato Pdl ed ex consigliere di Giulio Tremonti, Marco Milanese, potrebbero essere state svuotate prima che ci arrivassero i magistrati secondo quanto scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

Le visitine dell’onorevole sarebbero arrivate tre o quattro volte al mese e prima quindi che i magistrati di Napoli presentassero la richiesta d’arresto alla Camera.

“Secondo i pubblici ministeri in quelle occasioni potrebbe aver «movimentato» soldi in contanti oltre ad aver occultato alcuni documenti che riguardavano gli accertamenti avviati sulla sua attività. L’elenco delle «visite» sarà trasmesso la prossima settimana alla giunta di Montecitorio che la prossima settimana si pronuncerà sulla sua cattura”, scrive il Corriere.

Il 7 settembre l’elenco delle visite verrà portato a Montecitorio e tra le carte ci sarà anche quella dell’interrogatorio del generale Cosimo D’Arrigo, l’ex comandante della Guardia di Finanza, accusatore di Milanese. Secondo lui l’ex braccio destro di Tremonti “aveva uno strapotere all’interno della Guardia di Finanza”.

“Il braccio destro del ministro dell’Economia è stato ufficiale delle Fiamme Gialle fino al 2002 e l’accusa è convinta che proprio grazie al legame con alcuni ex colleghi sia riuscito a ottenere notizie riservate sulle indagini in corso. Comprese quelle che lo riguardano. Circostanza che lui ha invece sempre negato. «Non ho niente da nascondere – ha spiegato, seguendo la linea di difesa concordata con gli avvocati Franco Coppi e Bruno Larosa – dunque voglio che siano esaminate le cassette e analizzate le mie telefonate, per svelare i miei contatti». La relazione consegnata dai poliziotti della Digos disegna un quadro ben diverso. Nell’informativa sono annotate tutte le volte che Milanese si è recato nei caveau degli istituti di credito. E si evidenzia come una delle «visite» sia avvenuta il giorno successivo all’arresto di Paolo Viscione, l’imprenditore che poi si è trasformato nel principale accusatore del deputato Pdl raccontando di avergli consegnato soldi e gioielli”, spiega il Corriere della Sera.