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Castelnuovo di Porto, commissariato mega seggio dei voti esteri del referendum

Castelnuovo di Porto, commissariato mega seggio dei voti esteri del referendum

Castelnuovo di Porto, commissariato mega seggio dei voti esteri del referendum (foto Ansa)

CASTELNUOVO DI PORTO – A due giorni dal referendum costituzionale, il mega-seggio dove sono state scrutinate le schede degli elettori italiani all’estero, Castelnuovo di Porto (Roma), è stato commissariato. In Gazzetta ufficiale, fa notare l’agenzia di stampa Public Policy, è stato pubblicato il decreto del presidente della Repubblica con cui si scioglie il consiglio comunale e si nomina Nicola Di Matteo come commissario straordinario per la provvisoria gestione del Comune. Lo scioglimento del consiglio comunale, si legge, è causato da “una grave situazione di crisi a causa delle dimissioni rassegnate da sette componenti del corpo consiliare”.

Castelnuovo di Porto era stato durante il weekend al centro delle polemiche del fronte del No che temeva brogli nei conteggi delle schede arrivate dall’estero. “Sappiamo che ci sono state delle irregolarità nelle due ore in cui non siamo potuti entrare, e vogliamo che siano accertate le responsabilità di quello che è accaduto. Abbiamo saputo anche di schede in cui si vedeva già il voto. Ma nel periodo di tempo in cui non c’eravamo non sapremo mai cosa è accaduto”, aveva affermato il consigliere regionale del Lazio M5s Davide Barillari, che era a Castelnuovo di Porto come rappresentante di lista per le operazioni di spoglio del voto degli italiani all’estero per il referendum.

“La gestione delle operazioni di spoglio dei voti degli italiani all’estero a Castelnuovo di Porto che pure da settimane si sapeva essere delicata è stata messa in essere con una superficialità e disorganizzazione senza precedenti”, aveva denunciato a sua volta Riccardo Mastrorillo, responsabile dell’ufficio elettorale nazionale di Sinistra Italiana. “I presidenti dei seggi – spiega – non erano al corrente dell’ esistenza dei rappresentanti. E’ stata organizzata all’ingresso, senza alcuna scritta, una sorta di accoglienza accredito dove ai rappresentanti designati su mandato della senatrice De Petris, che ingenuamente dicevano di essere stati designati per il NO gli veniva detto all’inizio che non c’erano le designazioni, perché presentate in ritardo, per poi scoprire dopo un’ora che l’elenco dei designati era stato definito “Comitato SI”. “Solo verso le 17, con i seggi al lavoro da oltre un’ora i rappresentanti sono stati muniti di tesserino, con scritto “Comitato Si”, e avviati ai seggi. Non si capisce come la Corte d’Appello di Roma possa desumere che i senatori proponenti il referendum siano esclusivamente a favore del Si”.

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