Castelvecchio Calvisio, lista di soli poliziotti candidati per.. tornare a casa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Giugno 2015 15:51 | Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2015 15:51
Castelvecchio Calvisio, lista di soli poliziotti candidati per.. tornare a casa

Castelvecchio Calvisio

L’AQUILA – La missione non è riuscita. Perché a Castelvecchio Calvisio, piccolo paese in provincia di L’Aquila, a votare sono andati in cinque su 277 che avevano diritto. Due di loro hanno annullato la scheda, due l’hanno lasciata bianca, uno e uno solo ha votato per il candidato sindaco dell’unica lista presente la “Tricolore”. Risultato: elezioni nulle, perché in caso di voto con unica lista è previsto un quorum, e commissario in arrivo.

Ma cosa è successo nel paese che dal 2004 al 2015 un sindaco, Dionisio Calvini, ce l’ha avuto? E’ successo semplicemente che nessuno ha votato la lista unica perché nessuno conosceva i candidati. La lista Tricolore, con aspirante sindaco , Roberto Di Pietrantonio, è infatti composta interamente da poliziotti e agenti di polizia penitenziaria originari di altri paesi e residenti altrove. Tutta gente che con Castelvecchio nulla c’entra e che nel paese (158 anime) non potevano neppure votare.

E allora perché si sono candidati? Il motivo è semplice. C’è una legge, la 181 del 1981 che stabilisce:

“Gli appartenenti alle forze di polizia candidati a elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento dell’accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale”.

Tradotto suona così: un mese di vacanze pagate. C’è poi altro: ai candidati eletti spetta la possibilità di chiedere congedi straordinari e soprattutto il ri-avvicinamento a casa. Una manna per chi lavora lontano centinaia di km dalla famiglia.

Cosa sia successo lo spiega il sindaco uscente al sito news-town.it. Prima dice perché non ci sono stati candidati del posto e poi spiega il perché della lista “forestiera”:

“I sindaci dei piccoli comuni del Cratere sono diventati ormai dei vasi di coccio. Le nostre responsabilità, con la ricostruzione, sono aumentate a dismisura ma non abbiamo gli strumenti, le risorse e i mezzi per poter governare in questa situazione eccezionale. Siamo sottoposti a pressioni continue, ci prendiamo rischi enormi diventando spesso bersaglio di ricorsi, denunce, esposti. Non stupisce che a queste condizioni nessuno abbia avuto il coraggio di candidarsi”.

“Purtroppo per comuni come il nostro non esiste più l’obbligo di presentare le firme a sostegno delle liste. Se quella lista, formata da poliziotti e agenti tutti originari per lo più della provincia di Teramo, non si fosse presentata, le elezioni non si sarebbero nemmeno svolte. Così però non è stato e pur sapendo che sarebbero state una farsa abbiamo dovuto indirle lo stesso, spendendo anche dei soldi”.