Acqua e tubi: il conflitto d’interessi di Catia Polidori

Pubblicato il 9 Giugno 2011 12:06 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2011 12:06

ROMA – Catia Polidori è imprenditrice e sottosegretario allo stesso tempo. L’esponente dei Responsabili presentò una proposta di legge per rifare la rete idrica, ma lei è anche nel Cda dell’azienda leader dei tubi per l’acqua. Come scrive Sergio Rizzo per Il Corriere della Sera, “c’è un evidente conflitto di interessi”.

La mattina del 15 aprile erano tutti convocati per l’approvazione dei conti 2010, un bilancio archiviato con una perdita di un milione 208 mila euro per colpa della crisi economica, ma senza intaccare il primato che detiene la Sirci Gresintex, leader in Italia nella produzione di tubi di plastica per l’acqua, dalle condotte idriche alle fognature. Un business che vale, per il gruppo, 70 milioni di euro l’anno. In quella riunione c’era anche la Polidori, in diretta video che ascolta e riflette.

Riflette perchè circa un mese prima, l’’8 marzo 2011, la Polidori presenta una proposta di legge per affrontare uno dei problemi più annosi e di straordinaria attualità, grazie all’incombente referendum sull’acqua: il disastro della rete idrica italiana. La relazione documenta che “il tasso di perdita degli acquedotti è del 40%, contro il 10%della Germania e il 15%della Gran Bretagna”. Argomenta che “circa il 50%degli attuali acquedotti, pari a oltre 125 mila chilometri, e oltre il 30%delle attuali fognature, pari a 46 mila chilometri, dovranno essere sostituiti entro i prossimi venti anni”. Conclude quindi chiedendo per la legge “un iter accelerato”.

Ma che cosa prevede la proposta? Semplicemente che lo Stato si faccia carico di un grande piano per l’ammodernamento della rete idrica nazionale, definito da uno speciale comitato. Ne dovrebbero far parte i governatori regionali e alcuni ministri: Infrastrutture, Agricoltura, Ambiente, Rapporti con le Regioni e, dulcis in fundo, Sviluppo economico. Ministero, quest’ultimo, del quale Catia Polidori è sottosegretario.

L’incarico di sottosegretario allo Sviluppo economico è assolutamente incompatibile con quello di consigliere in una società privata leader nel mercato delle condotte idriche. Ma c’è un precedente: quello di un sottosegretario, il leghista Francesco Belsito, che è al tempo stesso vicepresidente della Fincantieri. Per aggirare il conflitto ha concluso che non fosse necessario dimettersi, ma soltanto “autosospendersi”.