Celentano: “Non si deve sfidare la natura”. Omero e Dante erano più a sinistra

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 3 Giugno 2011 15:06 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2011 17:23
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Adriano Celentano (Lapresse)

ROMA – Adriano Celentano ha dato indicazioni “di vita o di morte” su come votare ai prossimi referendum. Nessun problema, tanto meno “scandalo”. Lo ha fatti via Annozero e per mezzo di Michele Santoro? E allora? Vogliamo forse ridurre la propaganda per il Sì o per il No alla sola noiosissima “sfida e confronto” tra i rappresentanti dei “comitati”? Si vuole sentire solo il parere degli “esperti” che poi sono sempre e comunque “esperti” tifosi? Parlino i cantanti, i “testimonial” dell’una e dell’altra tesi. E poi davvero qual è il problema? Celentano sul nucleare ha sfondato una porta aperta, apertissima: lo sanno tutti che la gran maggioranza a torto o ragione è contro il nucleare, lo sa perfino il governo e Berlusconi che fuori si chiamano, danno “libertà di voto” dopo averlo scelto, programmato e tentato di salvare in ogni modo il nucleare. Campagna facile per i contrai, come scrive il Manifesto basterà ripetere per ogni dove: “Fukushima” e “Chernobyl”. Ma di quel che ha cantato Celentano in tv qui non interessa l’acuto e il ritornello sui referendum. Altra strofa della canzone interessa, quella che chissà quanti hanno notato di che note sia fatta.

Ha detto Adriano Celentano: “Non si deve sfidare la natura”. Rispettabile opinione. Solo che l’intera modernità e ancor prima, anche il modo e la civiltà greco-romana furono fondate sulla voglia, il diritto e l’umana aspirazione a “sfidare la natura”. Sfida la natura l’Ulisse di Omero e quello di Dante. Sfida consapevole alla natura è il “nati non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”. Avesse rispettato il “divieto” di Celentano, Ulisse non avrebbe mai varcato le Colonne d’Ercole. L’intera classicità greco romana non conosce e non pratica quel divieto, anzi considera la stessa divinità immanente nella natura: scopri ed esplora la natura e incontri il divino. Fu il cristianesimo a separare natura e divino, a narrare che il creato era, in quanto tale, immutabile, trascendente, accessibile agli uomini solo mediante percorsi guidati che contenevano appunto divieti di transito. La scienza rinascimentale, la ricerca empirica, la scienza sperimentale, insomma Galileo, Cartesio, Newton nascono e sono possibili perché praticano e accettano la sfida alla natura. Questo e non altro vuol dire guardare nel cannocchiale oppure accettare il divieto di guardarci dentro. Sfida e che sfida alla natura era sostenere, provare che l’universo non aveva stelle fisse e che la Terra non era piatta. E sfida alla natura fu l’Illuminismo e poi il Positivismo, insomma le “ideologie” della democrazia, del potere politico non per diritto divino, dello stesso capitalismo, del secolo dell’industria, della ricerca scientifica alla base di ogni successiva tecnologia.

Non c’è stato solo questo nella storia delle idee e delle culture dell’umanità. C’è, forte e rispettabile, l’idea dei limiti dell’umano, della diffidenza verso la ragione orgogliosa. C’è il romanticismo, ci sono le tante e varie forme della secolare cultura della destra che è cosa più antica e ampia di Berlusconi nonostante questo concetto si Internet non si trovi e neanche sui libri di scuola e neanche nelle tesine all’Università. La grande tradizione culturale della destra, fatta di filosofi, teologi, romanzieri, poeti concorda da secoli se non da millenni con Celentano sul fatto che “non si deve sfidare la natura”. Ma Omero e Dante erano già ai loro tempi per così dire “più a sinistra” di Celentano. Ed è curioso che la contemporanea opinione pubblica che si sente e si auto percepisce come “di sinistra” ascolti come musica “sua” il canto sulle note della cultura, cultura vera, della destra. Succede con Celentano e non solo, succede spesso proprio ad Annozero e spesso anche a Rai3. E’ un fatto, una notizia e con le notizie non si polemizza. Basta darle tutte le notizie, e capirle.