Indovina chi viene a cena? Il Monsignore o il condannato?

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 12 Luglio 2010 15:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 20:15

Casini con Berlusconi sullo sfondo

Indovina chi viene a cena…il Monsignore o il condannato? Due cene a Roma, in linea d’aria neanche un chilometro l’una dall’altra, divise nel tempo da pochi mesi. Entrambe, ciascuna a suo modo, cene di “potere”. L’una sostanzialmente innocua, appuntamento di società e di costume che passa per alta, altissima politica. L’altra cena assai inquietante, inspiegabile con i parametri del buon senso e del buon costume civile. La prima soatanzialmente “normale” in un mondo in cui tutto si intreccia: amicizie, frequentazioni, alleanze e chiacchiera politiche. La seconda “normale” in un mondo in cui tutto si impasta: affari, lobby, impicci, manovre, legalità e illegalità.

La prima cena è quella a casa di Bruno Vespa, il giornalista più amato dagli italiani, quelli che siedono in Parlamento. Festa dei 50 anni della sua molteplice attività: testimone, narratore, megafono, taccuino vivente e maggiordomo-intrattenitore, nonchè storico-archivista di sussurri e parole del ceto politico. Invitati e presenti, Silvio Berlusconi premier, Pierferdinando Casini capo dell’Udc una volta parte del centro destra e da un paio d’anni all’opposizione, Tarcisio Bertone, uno dei prelati più vicini al Papa, quello che maggiormente ama occuparsi di cose italiane, Mario Draghi, governatore di Bankitalia. Invitato ma declinante l’invito, così si narra senza crederci troppo, anche Gianfranco Fini presidente della Camera. Si vuole che in questa sede alquanto estemporanea Berlusconi abbia offerto a Casini la vice presidenza del Consiglio, il ministero degli Esteri e l’altro ministero che fu di Scajola come “premio” per un ritorno dell’Udc, o di come si chiama adesso, nel centro destra governante. Casini avrebbe risposto: prima di parlarne davvero ci vuole una crisi di governo. Insomma dichiara che cambi musica e che quella suonata non è poi gran che e noi entriamo nelle fila dei suonatori: questa sarebbe stata la risposta. Risposta un paio di giorni dopo “chiarita” dallo stesso Casini con la formula: “Governo di emergenza”.

Bossi si è offeso molto, non per non essere stato invitato a casa Vespa, ma all’idea di veder tornare al governo Casini e i suoi: “Quelli anti federalisti e anti quote latte”. Due peccati egualmente capitali agli occhi del capo leghista. Dopo la cena, privata ma per nulla nascosta, lunghissimo “dopo cena” su giornali e tv con ampio e diffuso dibattito sulla manovra tentata ma non riuscita di sostituire Fini con Casini, su cosa farebbe Napolitano in caso di crisi, sugli umori di Tremonti se sono al riguardo uguali a quelli di Bossi…Insomma “fuffa” moltiplicata e gonfiata all’infinito. Nessuno che si sia consentita la plebea osservazione per cui se Berlusconi vuole trattare con Casini non ha bisogno di “sensali” quali Vespa o la sua cena. Tanto fumo attorno a quella cena e poco arrosto. Certo, c’è qualcosa di singolare e discretamente sbilenco nell’informatore politico principe in Rai che è anche intimo, intimissimo dei politici. Sbilenco quel Vespa insieme testimone e comparsa, anzi attore caratterista della politica. Ma si sa da tempo, è una sbilenca “normalità”. Sbilenco è quel monsignore che sarà stato anche zitto e muto sulle alleanze tra partiti, per chi ci vuole credere, ma che trova “normale” mischiarsi e quindi immischiarsi negli affari di un altro Stato. Ma si sa da tempo che molti nella Chiesa cattolica considerano l’Italia il “loro” Stato. Sbilenca anche quella partecipazione, si narra di pura cortesia, del Governatore di Bankitalia. Ma insomma, anche se molto, troppo “italiana”, era quella da Vespa alla fine solo una cena.