Cento anni fa Italia entra in guerra. A Bolzano e Trento però, non sventola tricolore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Maggio 2015 9:37 | Ultimo aggiornamento: 24 Maggio 2015 9:37
Cento anni fa Italia entra in guerra. A Bolzano e Trento però, non sventola tricolore

Foto LaPresse

BOLZANO – Polemiche tra Bolzano e il ministro della Difesa Roberta Pinotti, a seguito della dichiarazione del governatore altoatesino Arno Kompatscher di aver dato ordine di non far esporre la bandiera italiana negli edifici pubblici nella giornata di oggi, domenica 24 maggio, in occasione del centesimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia.

Al ministro della Difesa, Roberta Pinotti che ha parlato di “Italia comunque unita”, Kompatscher ha replicato affermando che “l’ingresso in guerra non è un motivo per festeggiare”. Il presidente altoatesino ha ribadito che non oggi sarà  esposto alcun tricolore e che “molto volentieri” accoglierà la proposta di far osservare un minuto di silenzio per ricordare tutte le vittime. A Kompatscher ha fatto eco Ugo Rossi, presidente della Provincia di Trento, che si è detto disponibile a issare la bandiera “ma solo a mezz’asta perché l’inizio di una guerra è una sconfitta”.

In Alto Adige temi legati a simboli e tradizioni italiane sono sempre oggetto di accese polemiche. In merito è intervenuta anche il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che definito “scandalose le parole di  Ugo Rossi, e del presidente della provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, che hanno deciso di esporre a mezz’asta e in segno di lutto il tricolore il 24 maggio in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. La Meloni ha aggiunto che Rossi e Kompatscher dovrebbero “vergognarsi di vivere in Italia e se vogliono possono andare tranquillamente a vivere in un’altra Nazione””.

Sulla stessa linea il commento di Giorgio Gandola, direttore dell’Eco di Bergamo che sul suo giornale scrive: 

“(…) Così i luoghi nei quali i ragazzi del ’99 si immolarono dentro trincee di fango preferirebbero sottacere il centenario della Grande guerra e azzerare un giorno che rappresenta sì l’inizio di un tremendo conflitto, ma anche un momento di ricordo, di tenerezza, di rispetto nei confronti dei nostri nonni, capaci di opporsi con spirito patrio all’impero austroungarico e di costruire con il loro sacrificio il profilo di una nazione. Che a Bolzano tutto ciò dia fastidio agli schuetzen è comprensibile (hanno perso). Che lo stesso sentimento esista a Trento è meno spiegabile. Nessuno ha chiesto di usare il tricolore per caroselli da nazionale di calcio, semplicemente di apporlo sul pennone. E magari, passandoci sotto, di dedicare un pensiero a ciò che rappresentò per i 600 mila caduti italiani. Nella regione autonoma che ottiene da Roma 124 euro in cambio di 100 di tasse pagate (in Lombardia ne tornano solo 22), non si può neppure ricordare? A meno che la storia la facciano i vincitori, tranne quando siamo noi”.