Il governo impossibile: chi è che boicotta Monti? 7 riforme, 393 decreti… Ma solo 53 effettivi

Pubblicato il 30 agosto 2012 18:36 | Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2012 18:38
Governo Monti 7 riforme 393 norme solo 53 attuate

Il governo Monti (LaPresse)

ROMA – Il governo di Mario Monti ha varato sette riforme, che per entrare in vigore dovevano essere tradotte in 393 provvedimenti attuativi. Ma, come ricostruisce l’inchiesta del Sole 24 Ore, solo 53 decreti su 393 sono effettivi, meno di uno su otto. Il resto delle norme attende di essere attuata e per 63 di queste sono già scaduti i termini. L’emergenza, il dibattito pubblico, quello in Parlamento, le manifestazioni, le reazioni internazionali: tanto clamore per poi ritrovarsi con una manciata scarsa di cose fatte, realizzate, portate a compimento. Solo il 13% di quanto deciso dal governo e approvato dal Parlamento è legge vigente e operativa. Il resto giace nelle viscere della burocrazia ministeriale, nella nebbia dei dipartimenti, nelle solite more della pubblica amministrazione.

Andiamo per ordine cronologico e vediamo caso per caso quanta parte del complesso delle riforme di Monti è stata effettivamente realizzata.

Decreto Salva-Italia: decreto legge del 6 dicembre 2011 convertito in legge il 28 dicembre 2011. Si compone di 73 norme, delle quali solo 28 sono state attuate. Per 10 di quelle ancora da attuare i termini sono scaduti. Fra i provvedimenti scaduti, c’è l’accelerazione dei rimborsi o delle compensazioni per i crediti Iva, la definizione delle regole per ridurre le commissioni a carico degli esercenti sui pagamenti elettronici (carte, bancomat) e i decreti ministeriali per trasferire le risorse strumentali e finanziarie degli enti soppressi.

Decreto Cresci-Italia: decreto legge del 24 gennaio 2012 convertito in legge il 25 marzo 2012. Sono 53 norme, di cui solo 11 realizzate. Fra le non attuate, 21 hanno sforato i termini. Fra i provvedimenti fuori tempo massimo, le esenzioni Imu per gli immobili della Chiesa, la definizione degli standard per la scatola nera che le assicurazioni possono far installare sulle macchine per dare in cambio sconti sulle Rc Auto.

Decreto Semplificazione: decreto legge del 10 febbraio 2012 convertito in legge il 7 aprile 2012. Consiste in 43 provvedimenti, dei quali sono stati realizzati solo 2. Sono 20 le norme che devono essere attuate ma che hanno sforato i termini, fra cui i regolamenti attuativi per l’e-government, la comunicazione di atti fra enti locali in via telematica e non cartacea.

Decreto Semplificazione Fiscale: decreto legge del 2 marzo 2012, convertito in legge il 29 aprile 2012. E’ composto di 31 norme, delle quali soltanto 6 sono state attuate, meno di una su cinque. Fra i 10 provvedimenti non attuati per i quali sono scaduti i termini, non si può non menzionare il bando di gara per l’assegnazione delle frequenze tv libere: il ministero dello Sviluppo avrebbe dovuto annunciarlo il 28 agosto. Un’altra gara è quella per le scommesse sportive, i Monopoli avrebbero dovuto bandirla entro il 31 luglio scorso.

Lavoro: legge entrata in vigore il 18 luglio. Trentasette a zero: sono le norme previste dalla riforma Fornero e quelle attuate. Di queste ce n’è già una che è fuori tempo massimo: un complesso di misure sperimentali a favore della maternità e della paternità. Aspettano anche il varo degli ammortizzatori sociali e le norme per la democrazia d’impresa, per coinvolgere i dipendenti nelle scelte dell’azienda sul modello tedesco.

Decreto Spending review: decreto legge del 7 luglio 2012, convertito in legge il 15 agosto 2012. Sono 105 norme in tutto, di queste sono state attuate soltanto 3. Delle 102 che giacciono in attesa di realizzazione, ha già sforato i termini il decreto del ministero dell’Istruzione che doveva stabilire i criteri e le procedure per trasferire il personale docente non idoneo per motivi di salute a ruoli amministrativi, tecnici e ausiliari.

Decreto Sviluppo: decreto legge del 26 giugno 2012, convertito in legge il 12 agosto 2012. Di 51 norme, attuate solo 3. Altre tre sono già fuori tempo massimo. Aspettano le disposizioni sul credito d’imposta e quelle sull’Iva per cassa.

Fatto il bilancio di meno di un provvedimento su otto realizzato, la domanda è: chi boicotta il governo Monti? Chi gli impedisce di rendere effettive le decisioni che prende? Le risposte sono tante, forse tutte buone: la strutturale lentezza e la dolosa resistenza ai cambiamenti della macchina amministrativa, partendo dai ministeri (il centro) per arrivare agli ultimi uffici della pubblica amministrazione (la periferia). I sindacati, le lobby, e i gruppi di interesse che si incuneano nell’iter parlamentare delle leggi, dopandole con gli emendamenti o paralizzandole con infiniti dibattiti in Camera e Senato. Complici i partiti o i singoli deputati di riferimento. La colpa è anche del governo che dall’epoca di Bettino Craxi ha iniziato ad abusare dello strumento del decreto legge, strumento che scavalca il Parlamento e allo stesso tempo lo intasa: ogni decreto deve essere convertito in legge entro 60 giorni altrimenti decade, è nullo.

È sempre dai tempi di Bettino Craxi che si pone il problema della “governabilità”, l’impossibilità di bilanciare fra potere esecutivo – il governo – e potere legislativo – il Parlamento -, al fine di ottenere tempi più brevi per decidere e realizzare le leggi. Ci sono inciampati tutti quelli che negli ultimi 30 anni sono stati presidenti del Consiglio per più di qualche mese: dopo Craxi è successo a Romano Prodi, bloccato anche da maggioranze troppo eterogenee, per non parlare di Silvio Berlusconi, che dal 1994 ad oggi ripete che “non mi fanno governare”. Il governo Monti, nato per essere super operativo, data l’eccezionale situazione internazionale nella quale l’Italia è stata risucchiata, finora non si è distinto dagli altri, restando, a dispetto della sua “tecnicità”, impantanato nella macchina dello Stato.

È una storia ancora più antica dell’epoca craxiana. Quando Pietro Nenni arrivò al governo col primo centrosinistra (1963), era convinto di entrare nella “stanza dei bottoni”. Non passò molto tempo che trasse questa amara conclusione: “Siamo entrati nella stanza dei bottoni ma dei bottoni non c’era traccia”.