Chi fa la spia al Ministero dell’Economia? Fuga di notizie allerta lobby e smonta leggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2014 16:37 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2014 20:07
Chi fa la spia al Ministero dell'Economia? Fughe di notizie allerta lobby e smonta leggi

La sede del Ministero dell’Economia (LaPresse)

ROMA – Chi fa la spia al Ministero dell’Economia? Chi è il responsabile o i responsabili delle fughe di notizie che allertano le lobby e smontano le leggi? I computer di tre funzionari del ministero guidato da Pier Carlo Padoan sono stati perquisiti dagli uomini del Nucleo speciale Frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, che indagano sulle fughe di notizie su documenti di programmazione economica del governo, fatti avvenuti sia sotto il governo Letta che sotto il governo Renzi. I tre sono ufficialmente indagati per rivelazione e divulgazione del segreto d’ufficio quando il ministro era Maurizio Saccomanni.

A cosa serve la fuga di notizie? Ad attivare le lobby prima che i progetti di legge arrivino in Parlamento. Parte il dibattito, si fomentano le reazioni negative, inizia il lavoro di erosione del testo originario della legge, che poi esce “smontata” dal passaggio parlamentare.

Gli accertamenti su postazioni ed apparecchiature dei tre funzionari del Mef, su richiesta del Pm di Roma, Nicola Maiorano, hanno preso spunto da una denuncia presentata dal Gabinetto del ministro Padoan dopo la pubblicazione dei documenti su alcuni organi di informazione e su alcuni siti internet prima della loro ufficializzazione. Le perquisizioni sono scattate dopo l’avvenuto accertamento della divulgazione dei documenti riservati tramite i sistemi di posta elettronica del ministero. Nel tardo pomeriggio poi è arrivata la notizia che i tre funzionari ministeriali sono indagati.

La denuncia, quindi, è partita dal gabinetto di Padoan. Fonti del ministero spiegano all’agenzia Ansa:

La tutela del lavoro di elaborazione di norme del ministero dell’Economia, da una parte, e la necessità di non ingenerare confusione nell’opinione pubblica dall’altra, provocando un dibattito politico distorto. Sono due delle ragioni che – secondo quanto riportano fonti del ministero dell’Economia – hanno portato, due settimane fa, il gabinetto del ministro Pier Carlo Padoan a presentare denuncia contro la diffusione di bozze del Def e di provvedimenti in corso di elaborazione. Potrebbe scattare il codice etico del ministero. La denuncia del gabinetto del ministero dell’Economia, a caccia di chi diffonde le ‘bozze’ dei provvedimenti del governo, è stata decisa un paio di settimane fa, spiegano al ministero.    L’obiettivo principale – spiegano le stesse fonti – è quello di tutelare la reputazione dell’istituzione e anche il lavoro fatto da gran parte dei dipendenti pubblici, che può essere sminuito dall’operato di poche persone che diffondono notizie non autorizzate    Le fonti del Mef evidenziano, tra l’altro, che la diffusione di bozze, con ipotesi di lavoro che non sono nella versione definitiva, non aiutano un sano dibattito politico, che si alimenta su notizie che sono infondate. Così si ingenera confusione nell’opinione pubblica.    Oltre alle ipotesi di reato, sulle quali indaga la magistratura, la divulgazione di notizie non autorizzate – viene spiegato – rappresenta un’illecito disciplinare ai sensi del codice etico del Mef, al quale tutti i dipendenti sono obbligati ad attenersi. Sono per questo previste sanzioni, graduate in base alla gravità, che sono state recepite anche dai contratti collettivi di lavoro.