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Chiara Appendino, avviso di garanzia per piazza San Carlo. Indagato anche il questore

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Chiara Appendino, avviso di garanzia per piazza San Carlo. Indagato anche il questore

ROMA – Chiara Appendino, avviso di garanzia per piazza San Carlo. Indagato anche il questore. “Pochi minuti fa mi è stato notificato dalla Procura di Torino un avviso di garanzia per i fatti di piazza San Carlo“. Così, in una nota, il sindaco di Torino Chiara Appendino. “Offrirò come sempre la massima collaborazione agli inquirenti – aggiunge -, poiché è interesse di tutta la cittadinanza che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno”.

Insieme col sindaco è stato raggiunto da analogo avviso di garanzia il questore di Torino Angelo Sanna. Riassumendo e completando l’elenco delle notifiche: tra i destinatari figurano il sindaco, Chiara Appendino, il suo ex capo di gabinetto Paolo Giordana, la dirigente comunale Chiara Bobbio, responsabile eventi dei ‘soggetti terzi’; poi il capo di gabinetto della questura, Michele Mollo, e il commissario di polizia Angelo Bonzano, che la sera del 3 giugno aveva delle responsabilità di ordine pubblico; quindi Maurizio Montagnese e Danilo Bessone, presidente e dirigente di Turismo Torino, l’agenzia del Comune che si occupò dell’organizzazione dell’evento in piazza. I pm procedono per lesioni e omicidio colposo.

La sera del 3 giugno, durante la proiezione su maxischermo della finalissima di Champions League, le ondate di panico provocarono 1.526 feriti e, quindici giorni dopo, la morte della trentottenne ossolana Erika Pioletti.

Il procuratore capo, Armando Spataro, precisa che i provvedimenti “sono finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti anche nel loro interesse, sicché non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale”. Ma le ipotesi d’accusa contenute negli avvisi di garanzia sono disegnate con precisione millimetrica: ognuna è diversa dall’altra a seconda del grado, del ruolo e dell’incarico del destinatario.

L’articolo 40 del codice penale è chiaro: se accade un evento che avevi l’obbligo giuridico di impedire, è come se lo avessi cagionato. L’interrogatorio di 200 testimoni e l’analisi di centinaia di filmati e fotografie non ha permesso di capire chi o che cosa scatenò il caos. Fu “verosimilmente la paura di un attentato terroristico”, come scrivono gli inquirenti, a trasformare i 30 mila in una mandria impazzita. Ma il problema sono le lacune, le omissioni, i provvedimenti sbagliati. Era una festa che, a conti fatti, non doveva nemmeno essere organizzata.

Due riunioni frettolose (la prima, il 26 maggio, convocata via whatsapp), un budget risicato, un solo maxischermo, sotto il quale si accalcarono i tifosi, invece di due come per la finale del 2015. La questura che ordina di chiudere l’intera piazza lasciando solo due varchi minuscoli. La polizia municipale che non interviene quando i venditori abusivi smerciano le vietatissime bottiglie di birra. La piazza che non viene ripulita nemmeno quando diventa un tappeto di taglienti cocci di vetro. Spataro si toglie anche un sassolino dalla scarpa vergando un comunicato in cui puntualizza che “nonostante alcune gratuite polemiche cui questo ufficio è rimasto doverosamente estraneo, va sottolineato che le indagini sono state effettuate in tempi rapidi”, tenendo conto anche dei tre mesi in cui le parti lese potevano presentare una querela: si sono fatti avanti in trecentoquindici.

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