Chiara Appendino, il mistero del triangolo con Sacco e Pasquaretta che ha messo in crisi il M5s

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Febbraio 2019 6:48 | Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio 2019 20:21
Chiara Appendino, il mistero del triangolo con Sacco e Pasquaretta che ha messo in crisi il M5s. Nella foto: Chiara Appendino e Luca Pasquaretta

Chiara Appendino, il mistero del triangolo con Sacco e Pasquaretta che ha messo in crisi il M5s.

Torino a 5 stelle, il mistero dei legami fra sindaco Appendino e portavoce Pasquaretta. Due articoli di Ottavia Giustetti e Jacopo Ricca su Repubblica getta un fascio di luce sui problemi di quadri e di organizzazione che travagliano i seguaci dell’elevato Beppe Grillo. Torino, città da sempre fra le meglio amministrate in Italia, è un esempio del tipo di problemi che il Movimento 5 stelle ha rovesciato sull’Italia. Per questo Roma non deve stupire.

Tutto ruota intorno ai rapporti fra il sindaco di Torino, Chiara Appendino, eletta nella lista del Movimento 5 stelle, e il suo ora ex portavoce, Luca Pasquaretta. Quel che appare probabile è che Pasquaretta, di cui si dirà, si lamentasse del poco stipendio che la legge, in parte ispirata alla stupida demagogia dei grillini e del Pd, gli consentiva. È probabile che il sindaco, per accontentarlo, abbia ottenuto da un ente disposto a obbedirle, una micro consulenza da 5 mila euro una tantum e senza obblighi, una consulenza fasulla, probabilmente senza documentazione, senza pezze d’appoggio. 

Niente di straordinario. Ma se ti sei fatto eleggere con parole d’ordine come onestà, trasparenza e simili e poi ti comporti come tutti quelli che ti hanno preceduto un problema ce l’hai. Il problema diventa esponenziale se quella cifra, per piccola che sia, fa scattare l’attenzione della Procura della Repubblica. Ricorda un antico caso di un poveretto finito in galera per avere rubato 3 mele. Erano tre mele ma sempre furto aggravato fu. Oggi esci di galera anche se hai ammazzato qualcuno, se hai le attenuanti giuste, ma una volta andava così. E così oggi va se giochi a fare il politico tutto d’un pezzo.

Per questo Giustetti e Ricca scrivono che “quella sulla falsa consulenza al Salone del libro di Torino, era l’inchiesta di troppo per Chiara Appendino”. Per questo, Luca Pasquaretta, sfogandosi al telefono con gli amici e gli ex colleghi, ha ripetuto più volte, non pensando di essere intercettato: “Mi sono preso gli avvisi di garanzia al posto suo, ora non posso essere abbandonato”.

Pasquaretta, il fedelissimo della sindaca grillina, ha sempre negato, precisano Giustetti e Ricca, che Chiara Appendino fosse a conoscenza di quella paga extra che Pasquaretto aveva ricevuto indebitamente”.

Probabilmente invece non era e non è così e le parole al telefono di Pasquaretto “sembrano suggerire che è questo il segreto che custodisce”.

Così è avvenuto che “a luglio 2018, messo con le spalle al muro dalla denuncia dell’opposizione a Palazzo Civico, il ” pitbull” di Appendino è scomparso nelle retrovie, ha detto che avrebbe restituito i 5 mila euro che non gli spettavano, e si è preso l’avviso di garanzia per peculato. Ma poi, in privato, ha iniziato con le pressioni. E sempre con maggiore insistenza, affinché lei gli trovasse un altro incarico. «Qui succedono cose brutte perché sto perdendo la pazienza » diceva all’assessore e amico Alberto Sacco a settembre”, quando Pasquaretta temeva che lo stessero scaricando.
Appendino, che è stata sentita come testimone, ha minimizzato: «Non mi sono mai sentita minacciata» .

Alberto Sacco, invece, non ha potuto negare. E allora, perché Chiara Appendino non ha denunciato subito il ricatto? si chiedono in molti, compresi i cinquestelle in Comune. Perché, di fronte al ricatto, lei ha continuato a frequentare Pasquaretta invitandolo addirittura alla festa di compleanno della figlia? Come mai Pasquaretta che l’aveva messa così terribilmente in imbarazzo facendosi dare una consulenza fittizia senza informarla è approdato addirittura allo staff della sottosegretaria Laura Castelli?
Dopo una settimana di interrogatori in procura (il pm Ganfranco Colace ha sentito come persone informate sui fatti Chiara Appendino, la sottosegretaria Laura Castelli e l’europarlamentare Tiziana Beghin) anche Luigi Di Maio ora chiede chiarimenti, forse intuendo che questo piccolo scandalo di provincia nasconde, in realtà, il caso politico che potrebbe indebolire fatalmente il sindaco in gonnella a cinque stelle.

I segreti che armano Pasquaretta, scrivono Ottavia Giustetti e Jacopo Ricca, secondo quel che emerge dalle prime contestazioni, non sono pettegolezzi né pruderie. Mirano al cuore delle scelte di Chiara Appendino e rischiano di aprire una crisi con il Movimento che mal digerisce da sempre i personaggi di cui lei si è circondata, i non politici che finora le hanno causato un mucchio di guai. 
Nel Movimento si pensa a un’exit strategy. E dall’assemblea di attivisti e consiglieri comunali, l’anima grillina a Palazzo civico, la vittima designata sembra già l’assessore al Commercio, Alberto Sacco. Uno di quei professionisti che, stando alle parole di Valentina Sganga «hanno tradito il Movimento».

Alberto Sacco, assessore della giunta Appendino e amico di Pasquaretta, da super-testimone è già diventato possibile capro espiatorio per evitare che Chiara Appendino venga travolta dagli strascichi dell’inchiesta per estorsione che ha colpito il suo ex portavoce.
Durante la riunione degli attivisti, più voci si sono levate per sottolineare che «va tutelata l’immagine del M5s» e «bisogna trovare gli strumenti per evitare che altri Pasquaretta si avvicino a noi».

Sacco in questi giorni è stato sentito due volte dagli investigatori. Venerdì 1° febbraio, mentre i carabinieri perquisivano la casa di Pasquaretta, i pm Gianfranco Colace e Enrica Gabetta lo hanno chiamato per fargli delle domande. Lui era su un treno per Milano e gli hanno chiesto di tornare appena possibile. Una settimana dopo, lo hanno raggiunto la seconda volta, in assessorato, per chiedergli precisazioni sulle minacce e le recriminazioni che l’ex portavoce gli affidava in confidenza.

Perché Appendino l’ha protetto? Sacco, in parte, ha dovuto confermare che Pasquaretta era molto arrabbiato e minacciava di far crollare tutto. Le telefonate che gli hanno fatto leggere sono incontestabili, sono le sue con Pasquaretta. Ma alla domanda «perché Pasquaretta dice di aver preso gli avvisi di garanzia al posto del sindaco?», Sacco ha difeso la Appendino: non è vero quello che insinua il suo ex portavoce, la sindachessa non sapeva della consulenza al Salone del libro che le è costata l’accusa di peculato l’estate scorsa.
Anche se l’assessore al Commercio è l’unico del “cerchio magico” che non è mai finito sotto inchiesta, è il tribunale politico che non lo salva. I grillini lo ritengono infatti colpevole di aver portato Pasquaretta dentro il Movimento. E anche per i magistrati è questo suo ruolo, l’anello di congiunzione tra Pasquaretta e Appendino, a tenerlo sotto osservazione.
La Appendino finché può fa muro e non sembra intenzionata a fare a meno di uno dei collaboratori più fidati, l’uomo del dialogo con i commercianti che, oltre ad aver portato voti fondamentali, ha saputo garantire un supporto tra le categorie produttive anche nei momenti di frizione più dura.

Il rapporto tra Appendino e Sacco si è saldato già durante la campagna elettorale quando il braccio destro della futura prima cittadina, Paolo Giordana, incassò il sostegno dell’avvocato e lo presentò alla sindaca e al marito Marco Lavatelli come una risorsa importante per riuscire a battere Fassino. Sempre in quei giorni, quando la giovane allora consigliera d’opposizione cercava un giornalista per gestire una sfida che pensava non avrebbe mai vinto, Sacco suggerì il cronista sportivo, con esperienze d’ufficio stampa in Torino Erotica, come comunicatore.

Pasquaretta era a spasso ed era pronto a lanciarsi in quella che sembrava un’impresa impossibile. Da allora il suo rapporto con la Appendino è diventato così stretto che, ancora oggi che il rapporto professionale si è interrotto, il giornalista lucano era tra i pochi invitati al compleanno della figlia della sindaca, Sara. Lei non si è mai sentita minacciata ma per senso di amicizia e riconoscenza ha cercato una sistemazione al suo ex pitbull. Questa è la sua versione, una strategia forse condivisa dai legali di Pasquaretta, che finora non ha mai reso interrogatorio, mantenendo un silenzio tombale.
Le intercettazioni raccontano una storia differente e l’attivismo con cui Appendino si è prodigata con Laura Castelli lascia aperti i dubbi. Della vicenda Sacco è stato tramite e confidente, il resto del Movimento era ignaro di tutto?