Aboliti 674 giudici di pace, chiudono 37 tribunali: 31mln di risparmi nel 2014

Pubblicato il 6 Luglio 2012 9:12 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2012 14:27
Tribunali a rischio chiusura

Foto Lapresse

ROMA – Abolizione di 674 giudici di pace e superprefettura per gli uffici giudiziari. Soppressi 37 tribunali e 220 sezioni distaccate. I risparmi previsti sono per quasi 3 milioni di euro nel 2012, fino a oltre 31 milioni di euro nel 2014. Il Consiglio dei ministri la mattina del 6 luglio ha approvato all’unanimità il decreto di attuazione della delega sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. L’ok del Consiglio dei ministri arriva dopo quello del 5 luglio in cui sono state approvate le misure della spending review. La riorganizzazione prevista dal decreto, ha spiegato il ministro della Giustizia Paola Severino, andrà eseguita in 5 anni. Ma i tribunali dove sarà possibile chiudere dovranno essere soppressi subito.

Il ministro ha detto: “Il provvedimento sui giudici di pace, già assunto e sottoposto al parere delle commissioni competenti, ha portato all’abolizione di 674 giudici di pace su base di criteri oggettivi senza che questo pesasse sull’economia della amministrazione della giustizia”.

La Severino ha aggiunto: “Possono rimanere aperti i tribunali con un numero di magistrati da 20 a 28 magistrati ma solo se si trova in una zona di criminalità organizzata o il cui spostamento porterebbe dei disagi di trasporto”.

Gli uffici territoriali dello Stato del Comune capoluogo di Regione assorbiranno le funzioni di tutte le amministrazioni periferiche che hanno sede nella stessa regione. In una nota il consiglio dei ministri ha parlato dei risparmi previsti: “Oltre al recupero dell’efficienza, la riduzione degli uffici giudiziari comportera’ anche risparmi di spesa, pari a circa 2.889.597 euro per il 2012, 17.337.581 per il 2013 e 31.358.999 per il 2014. I costi per questa operazione di razionalizzazione saranno di entita’ di gran lunga inferiore rispetto ai vantaggi e ai risparmi che si otterranno a regime e che connoteranno il sistema giudiziario per i prossimi decenni”.

Sulla soppressione dei tribunali la Severino ha dichiarato: “Ho voluto affidare all’iter del Parlamento eventuali ulteriori modifiche perché non si possa pensare che si è aperto un ‘mercatino’ dei tribunali. Nessuno si potrà permettere di prendere decisioni che non sono saldamente motivate e motivabili” sull’eventuale ‘salvataggio’ di tribunali dalla tagliola. ”Ho chiesto – ha concluso – anche a tutti gli altri ministri di farsene garanti e se ci sono nuovi criteri speriamo che sia qualcosa che si può spiegare agli italiani con la stessa serenità con cui io sto spiegando il provvedimento oggi”.

Anche se l’accorpamento dei tribunali va fatto ”immediatamente” dove ce n’è la possibilità, il ministro ha sottolineato che ”ci sono cinque anni” per l’attuazione della delega sul riordino delle circoscrizioni giudiziarie. Per quanto riguarda il tribunale di Chiavari, che è di nuova costruzione, il ministro ha spiegato che per il momento non è  ‘salvo’ perché ”è l’unico caso di un tribunale di una più o meno nuova edificazione” e ”questo non è un criterio che rientra nella delega” sul riordino delle circoscrizioni giudiziarie. Il ministro ha infatti spiegato che ”non c’è la saracinesca che può chiudere un tribunale”, ci sono ”diciotto mesi per un graduale trasferimento del personale amministrativo e giudiziario” e 5 anni per completare le procedure ma ”dove ci sono le condizioni lo si deve fare immediatamente, solo dove non c’e’ la possibilita”’ possono passare fino a cinque anni.

Sul voto la Severino ha detto: “C’è stata assoluta unanimità del Consiglio dei ministri su questa decisione, unanumità sostanziale e non formale”. E’ un provvedimento ”ampiamente condiviso perché doveva resistere a tentazioni di localismo – aggiunge – Ho chiesto a tutti i ministri di farsi portatori di questa voce”.

Il ministro si è poi rivolto “ai cittadini italiani”: “Ci avete chiesto di ridurre la spesa pubblica e di migliorare la giustizia, siete soddisfatti? Io credo che come cittadini italiani dobbiamo essere soddisfatti anche se si devono fare dieci chilometri in più. Sarebbe un atto di egoismo, di localismo – ha concluso – voler tenere il tribunale sotto casa pur sapendo che è un ramo secco”.

Sulla riforma la Severino ha detto: “Spero di convincere la maggioranza in Parlamento della bontà della riforma delle circoscrizioni giudiziarie con i numeri che dimostrano che, se in un solo caso si alterano i criteri oggettivi del taglio degli uffici, da questo deriverebbero tante altre eccezioni. Noi possiamo fare solo cose ispirate a criteri di trasparenza e questo è di garanzia anche per i politici. Se un politico locale potrà spiegare che quel tribunale è stato sacrificato non perché lui ha urlato meno degli altri ma perche’ c’era un’esigenza oggettiva che non ha avuto eccezioni, potra’ trovare ascolto nella comunità”.