Cimici e politica, quando l’onorevole viene spiato

Pubblicato il 3 Gennaio 2011 20:13 | Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio 2011 20:52

Umberto Bossi

Gli uffici del Ministero e anche la sua casa romana sarebbero pieni di cimici: lo ha detto oggi Umberto Bossi. Ma la denuncia del leader della Lega (sulla quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta) non è certo isolata. La ‘cimice’ è un oggetto destinato a cadere nell’oblio al tempo di Echelon, di intercettazioni ambientali, di internet e di sofisticate ‘orecchie’ da attivare silenziosamente tramite i cellulari. Eppure la ‘microspia’, anche in versione extra large, è stata per anni più volte sotto le luci della ribalta. Soprattutto politica. Il caso più eclatante (vi fu anche un appassionato dibattito in aula alla Camera) riguardò quella trovata dietro un termosifone nello studio privato di Silvio Berlusconi, all’epoca leader dell’opposizione, il 9 ottobre del 1996.

Denunce, polemiche, dibattiti e alla fine si scoprì che a collocarla era stato il responsabile della ditta che aveva avuto l’appalto per la ‘bonifica’. All’epoca la cosa ebbe una vasta eco ma la Lega, con Bobo Maroni (allora lontano politicamente dall’attuale premier), sostenne da subito che a mettersela era stato proprio lui, Silvio Berlusconi. Gianfranco Fini, alla guida di An, decise di far bonificare il suo ufficio e difese il leader di Fi in tv: ”Non c’è alcuna possibilità che Berlusconi sia così, diciamo ‘ingenuo’ da mettersi da solo la microspia”. Infatti non era così. Venne presentata una denuncia ma la cosa, dopo la obbligatoria evocazione dei servizi segreti (deviati), si sgonfiò.

La Lega più volte ha denunciato, anche per le camere da letto, l’incubo della cimice. Nel ’96, dopo l’esperienza di Berlusconi, Bossi alzò il tiro: ”A noi di cimici negli anni scorsi ne hanno trovate di più, mi pare nove”. Ancor prima, nel ’94, Bossi aveva lanciato l’allarme sulle ‘cimici’ chiedendo all’allora Presidente della Camera, Irene Pivetti, di far fare un controllo negli uffici del gruppo. Stesso anno ed è un ministro, Publio Fiori, a denunciare come uno dei suoi telefoni fosse ”abitato”. Sempre alla Pivetti si rivolse l’allora presidente del Ccd, Clemente Mastella, per chiedergli di garantire la privacy dei deputati. Ma la cosa si è ripetuta ad altri ”piani alti” della politica: nel 2000 è toccato a Pier Ferdinando Casini denunciare la microspia collocata all’interno della scatola della presa del televisore. L’inchiesta venne, come da prassi, archiviata. Ma la compagnia dei ‘cimiciati’ politici è stata ampia e varia.

Specie ai tempi di ”Mani pulite” che venne inaugurata, nel 1992, proprio grazie ad una ‘cimice’ collocata nell’ufficio di Mario Chiesa e collegata al 112 dei carabinieri che ascoltarono ‘in diretta’ il tentativo di corruzione più sfortunato e importante della storia della Repubblica. Bruno Tabacci nel ’93 annunciò di aver trovato una cimice in una ”tasca” laterale della sua macchina ma erano i tempi in cui il parlamentare Dc era inquisito. Verra’ poi il tempo in cui toccherà proprio a Di Pietro denunciare, tra i 137 ”agguati” tesi al pool di Mani pulite, anche la collocazione di ‘microspie’ all’interno della stanza dove lavoravano gli investigatori. E’ sempre una ‘cimice’ ad aver inguaiato il Governatore della Sicilia, Totò Cuffaro’. Un’altra, si sospettò collocata da un collega, è servita a spiare il Pm antimafia Nicola Gratteri. Ma la microspia spunta in tanti consigli comunali (Napoli, Milano, Pordenone), Consigli regionali (Piemonte) ed uffici elettorali dei partiti a livello locale. E’ la storia può andare avanti con tutta una casistica, anche minuta, che non esclude neppure gli editori. Robert Maxwell, ad esempio, non lucrò solo sui fondi pensione dei suoi dipendenti, ma spiò, con la più classica delle ‘cimici’ il suo direttore amministrativo che aveva capito come andavano le cose.