Politica Italia

Claudio De Vincenti, chi è il nuovo ministro della Coesione: Marx, montagna, jazz, D’Alema, Renzi

Chi è Claudio De Vincenti, nuovo ministro alla Coesione Territoriale e al Mezzogiorno. Nato a Roma il 28 ottobre 1948 (ha quindi 68 anni), economista, ha un percorso per molti versi simile all’amico Pier Carlo Padoan: studi di economia con esordi marxisti, carriera accademica, frequentazioni nel Bottegone, approdo su posizioni liberiste, profilo “tecnico”. Con Padoan e Bassanini fa parte di quel gruppo di professori ex Pci innestato nel renzismo.

De Vincenti, professore di economia politica alla Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e collaboratore de Lavoce.info, fa parte della compagine di governo ininterrottamente dal 15 novembre 2011, quando venne nominato sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico del Governo Monti. Il 2 maggio 2013 viene confermato in quel ruolo nel Governo Letta. Dal 28 febbraio 2014 è viceministro allo sviluppo economico nel Governo Renzi. Il 10 aprile 2015 viene nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel medesimo esecutivo.

Stimato per le capacità di dialogo e di mediazione, è stato al centro delle più importanti trattative con le parti sociali negli ultimi anni, dalle acciaierie di Terni alla Lucchini, da Termini Imerese all’Ilva. Raccontò Luisa Grion su Repubblica:

“Le Acciaierie di Terni, l’Alcoa, Irisbus, Lucchini sono alcuni dei tanti dossier impilati sul tavolo di Claudio De Vincenti. Che quelli del lavoro siano i temi che gli stiano più a cuore lo si era già capito un paio di anni fa, quando fu colpito da un malore dopo un acceso scontro ai tavoli della vertenza sulla Thyssen di Terni. E nel dicembre 2014, parlando dei 310 posti salvati per gli operai della Irisbus, il riservato professore versò lacrime di stanchezza e commozione”.

Il nome di De Vincenti viene tirato in ballo nelle indagini su Tempa Rossa, il caso che il 31 marzo scorso portò alle dimissioni del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. È proprio la Guidi, intercettata al telefono con il compagno Gianluca Gemelli, ad usare parole pesanti a proposito di De Vincenti:

L’imprenditore Gianluca Gemelli, nel portare avanti i suoi affari, avrebbe inoltre tentato di fare gli interessi di un gruppo di persone che l’ex ministro Guidi chiama «combriccola», «clan» o «quartierino». Gli investigatori affermano che Guidi indicava in Claudio De Vincenti, all’epoca dei fatti sottosegretario al Mise, «la sua rovina». Il ministro doveva stare «molto attenta a lui, perché sapeva tutto», ma parlando con il compagno aggiungeva: «Però siccome è diciamo amico di quel tuo clan lì, prova a prenderci le misure anche tu, Gianluca».

Gemelli a quel punto nega che De Vincenti abbia a che fare con lui, e Guidi ribatte: «No, non ha niente a che dividere, ma te e la fida amica Finocchiaro». E ancora: «Sai chi lo ha messo lì Padoan; Innocenti, l’hai capito chi glielo ha messo Padoan? Sempre quel quartierino lì. Oltre al fatto che si conoscono perché andavano a scalare insieme da vent’anni, lui De Vincenti e Padoan… ma glielo ha messo sempre quel quartierino lì… Quelle pedine, cioè De Vincenti da me, non è un caso, non è per farmi un favore, perché De Vincenti è bravo, capito? Come non hanno messo lì Piercarlo per fare un favore a Matteo, perché Piercarlo è bravo».

Sì, De Vincenti è appassionato di montagna, oltre che di musica classica (Verdi e Brahms), jazz e ciclismo. Scalatore, è iscritto al Cai (Club alpino Italiano) da anni.

Dopo essere stato consulente di Vincenzo Visco, ministro del primo governo Prodi, è stato anche consulente economico dei governi di Massimo D’Alema (I e II) e di Giuliano Amato. Collabora con la rivista Nens (Nuova Economia e Società) fondata proprio dall’ex ministro Visco e l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. È nel parterre de roi del comitato scientifico della Fondazione Astrid (andate a dare un’occhiata ai nomi). Fa parte anche del “comitato di indirizzo” della Fondazione Italianieuropei, presieduta e fondata da Massimo D’Alema.

La sua prima pubblicazione, che risale al 1978, aveva per oggetto l’influenza di Marx sul pensiero dell’economista Piero Sraffa. La seconda esce nell’anno del crollo del Muro, il 1989, e si intitola “L’economia di tipo sovietico. Impresa, disequilibrio, ordini e prezzi”. Diciassette anni più tardi pubblica “Le virtù della concorrenza. Regolazione e mercato nei servizi di pubblica utilità”.

To Top