Colosseo, Franceschini chiede nomi lavoratori. Già li sapeva

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Settembre 2015 14:47 | Ultimo aggiornamento: 23 Settembre 2015 14:48
Colosseo, Franceschini chiede nomi lavoratori. Già li sapeva

Colosseo, Franceschini chiede nomi lavoratori. Già li sapeva

ROMA – La Sopraintendenza di Roma ha ricevuto lunedì mattina una circolare urgente da parte del Ministero dei Beni Culturali (Mibact): fateci sapere, dice la lettera, i nomi dei lavoratori impiegati al Colosseo che hanno partecipato alla famigerata (nel senso che ha innescato un caso politico nazionale) assemblea sindacale di tre ore mentre i turisti in fila aspettavano davanti ai cancelli chiusi.

Dario Franceschini, il ministro, spalleggiato da Matteo Renzi, aveva sbottato (“la misura è colma”), accusato senza mezzi termini i sindacati di fare il male del Paese. La circolare sparge sale sulle ferite. E sembra fare il paio con la sfuriata a beneficio di social e media contro lavoratori che chiedevano 11 mesi di straordinari non pagati. Come per l’assemblea (autorizzata e ministero avvisato), anche per i nomi al Mibact basta un clic al computer per conoscere l’identità di chi usufruisce di un permesso sindacale, e quando.

La mossa ha il sapore della schedatura preventiva. I sindacati non drammatizzano, parlano di richiesta legittima ma antipatica. In fondo lo sblocco degli straordinari alla fine è arrivato. Franceschini sostiene che i sindacati lo sapevano prima dell’assemblea, loro replicano, non è vero, lo sblocco è arrivato solo il giorno dell’assemblea e solo dopo che il ministro dell’Economia Padoan è stato infine convinto. Forse ha ragione Arianna Di Genova de Il Manifesto.

Fran­ce­schini e Renzi si spal­leg­giano, e men­tre si pro­fes­sano pala­dini del Colos­seo, chiuso per due ore a causa di un’assemblea sin­da­cale già annun­ciata, nei fatti dichia­rano guerra al patri­mo­nio stesso. Per­ché per tenere aperti musei e siti archeo­lo­gici, ren­den­doli quel pre­zioso biglietto da visita che in realtà sono per natu­rale dna, biso­gne­rebbe prima di tutto soste­nerli, trat­tarli dav­vero come beni comuni. Ma quella man­ciata di ore «rubate» ai turi­sti ha tenuto in scacco i vari pro­clami di Renzi&Co sulla cul­tura, dive­nuta una for­mi­da­bile mac­china per spre­mere con­senso. (Arianna Di Genova, Il Manifesto)