Il manager del patrimonio culturale Resca: “Sul Colosseo a Della Valle non sono stato interpellato”

di Dini Casali
Pubblicato il 5 Aprile 2011 16:06 | Ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2011 22:50

ROMA – Con un paio di Tod’s ai piedi il Colosseo tornerà fashion? L’imprenditore Della Valle e il Commissario straordinario per il Colosseo Roberto Cecchi giurano di sì mentre il sindaco Alemanno si spinge addirittura a celebrare l’accordo come un modello per il restauro dei monumenti per gli anni a venire. Il modello, appunto: un contratto che per 25 milioni di euro garantisce a Della Valle lo sfruttamento in esclusiva dell’immagine di uno dei più famosi monumenti al mondo per 15 anni. E infatti, la Volkswagen, che voleva affittarlo per un mega-evento pubblicitario si è già tirata indietro. Se possono essere derubricate a normale dialettica politica le posizioni critiche di chi si oppone alla gestione Alemanno, più interessanti e rivelatrici sono le dichiarazioni di Mario Resca rilasciate al Fatto quotidiano.

Resca, occorre ricordarlo, è quel manager fortemente voluto da Berlusconi in persona per tentare di sfruttare al meglio l’enorme patrimonio artistico nazionale, con l’implicito obiettivo di coinvolgere gli imprenditori e aprire finalmente al mercato un settore tradizionalmente ostile all’intervento privato. Le polemiche si sprecarono, Resca, era nientemeno che l’amministratore delegato in Italia di McDonald’s. Un colpo basso per tutti gli accademici d’Italia. Ebbene cosa dice Resca dell’accordo? Dice poche cose e pure di malavoglia, ma abbastanza chiare per capire che quell’accordo lo ha digerito come un cheese-burger a otto strati.

Innanzitutto riconosce, come aveva denunciato la Uil, che la sponsorizzazione Volkswagen è praticamente saltata e che il contratto con Della Valle rappresenta un problema, visto che l’esclusiva è in mano sua. Poi, a denti stretti, ammette che è stato fatto fuori dalla partita. E il motivo è semplice: il Colosseo è gestito da un Commissario straordinario. Come il terremoto in Abruzzo o l’eruzione del Vesuvio. E’ un film già visto (Bertolaso insegna): un Commissario per un monumento che sta in piedi da duemila anni che tipo di urgenza o necessità straordinarie deve affrontare? La nomina di Cecchi è stata decisa con un decreto della Presidenza del Consiglio: interventi, costi, benefici, non sono sottoposti ad alcun controllo.

Sui benefici dell’operazione Della Valle è Resca il primo a sollecitare una riflessione sull’occasione praticamente persa della Volkswagen: “All’evento potrebbero partecipare tutti i numeri uno al mondo”. Cioè, oltre al mezzo milione di euro che i tedeschi avrebbero stanziato per una kermesse di un giorno, viene pregiudicata l’opportunità di mostrare le enormi potenzialità scenografiche del sito capitolino. Fior di imprese a fare la fila per girare uno spot, organizzare un happening, lanciare un prodotto.

Nell’accordo, nero su bianco, è scritto che Tod’s ha il diritto di “pubblicizzare, anche in abbinamento a prodotti e/o marchi dello sponsor, l’erogazione del proprio contributo per la realizzazione dei lavori di restauro del Colosseo”, sia in Italia che all’estero. L’impegno finanziario di Tod’s sarà spalmato lungo la durata dei lavori, mentre i diritti di esclusiva ricorrono da subito. Non si capisce bene, allora, il comunicato di Tod’s che esclude perentoriamente intenti speculativi del gruppo: “Non c’è alcuna possibilità che Tod’s utilizzi il monumento a fini pubblicitario-commerciali né in esclusiva né in altro modo”. Senza far riferimento al caso Volkswagen il gruppo di Della Valle precisa di non voler svilire l’immagine del Colosseo evitando che possa capitare “di trovare affissa al monumento la gigantografia di un’automobile”. Che significa? La nuova Golf no e un paio di mocassini sì?

L’accordo in realtà consegna il Colosseo a Della Valle chiavi in mano, alla lettera. All’articolo 4 comma 2 si legge infatti: “Lo sponsor avrà diritto di accesso al Colosseo per gruppi di persone”, non interferendo con le visite programmate. Quindi di notte, o comunque fuori orario, Della Valle agirà da padrone di casa.

Non è finita. Un ruolo centrale è assegnato all’associazione senza fini di lucro “Amici del Colosseo” aperta a tutti i soggetti che vogliono sostenere il restauro. L’associazione potrà dotarsi di una struttura temporanea e/o allestire  una struttura fissa per l’accoglienza degli “amici del Colosseo”, ubicate in prossimità del sito.

E’ questa la via italiana al mecenatismo? Come tutore e protettore delle belle arti Della Valle è decisamente post-moderno, diciamo innovativo. Non come l’americana Fondazione Packard, punge ancora Resca. A Ercolano infatti, la Packard si è assunta gli oneri finanziari per il recupero archeologico, ma all’antica, senza nulla in cambio se non il prestigio che ne deriva.