Como. Rientrata la crisi in Comune, salvo il sindaco Bruni, grazie a risparmi modesti: ma i veri problemi?

Pubblicato il 17 novembre 2010 8:23 | Ultimo aggiornamento: 17 novembre 2010 8:24

La traballante maggioranza del sindaco comasco Stefano Bruni ha retto alla seduta del Consiglio del 15 sera sotto i colpi della sfiducia richiesta dai consiglieri che aderiscono ad “Autonomia liberale per Como” (Piercarlo Frigerio, Arturo Arcellaschi, Pasquale Buono, Emanuele Lionetti, Andrea Anzi e Luigi Bottone), il gruppo dei “fuoriusciti” dal Pdl perché in disaccordo con la linea politica tenuta dal primo cittadino lariano, giunto al secondo mandato alla guida della città lombarda.

Nodo della discordia, che aveva innescato lo scorso 4 novembre il processo di disgregazione del gruppo consiliare, come più volte sottolineato in questi ultimi giorni da Frigerio, “la mancanza di risultati dell’attuale sindaco, a partire dalle grandi opere promesse, e il cortocircuito creatosi all’interno del Pdl sulla questione della rappresentanza politica, soprattutto per quanto riguarda le decisioni sulle spese da affrontare”.

Nella realtà, è difficile capre cosa nascondano le fumose parole della politica comasca: per certi versi si vede uno scimmiottamento di quanto accade sul grande palcoscenico romano, per altri si percepisce una realtà più complessa. Viene solo difficile pensare che i problemi di una città grande e ricca come Como si possano risolvere con risparmi per 200 mila euro, come una drogheria.

Questa è l’impressione che si ricava seguendo la cronaca di queste confuse vicende. A salvare l’amministrazione di centrodestra è stata la decisione dei “ribelli” di astenersi in occasione del voto (14 i sì contro i 21 necessari, hanno votato no Lega e Pdl). Una linea scelta anche dal presidente del Consiglio comunale, Mario Pastore, che già nella seduta di giovedì 11 novembre era stato molto critico nei confronti del primo cittadino. Pastore, che inizialmente era confluito nel nuovo schieramento guidato da Frigerio, ha garantito il suo passaggio con i finiani di “Futuro e Libertà per l’Italia”, assicurando però la sua astensione al voto di sfiducia.

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“Avevamo chiesto al sindaco – spiega Frigerio – una serie di argomenti da rispettare per venire incontro alle nostre richieste e, dopo un serrato confronto, ha garantito ben precisi paletti, proprio quei paletti che noi avevamo posto come primissime condizioni per non votare a favore della mozione. Verranno decurtati i compensi a tutti gli assessori per un risparmio totale di 100mila euro, quindi, a questo punto, risulta inutile il taglio di due o tre assessori come avevamo richiesto. Ben inteso: noi non siamo tagliatori di teste, ma di spese e le garanzie che Bruni ha dato hanno soddisfatto le nostre richieste”.

C’è di più: pur di mantenere in piedi la giunta, il sindaco Bruni ha accettato il taglio del 15% (circa 32 mila euro) dell’emolumento al direttore generale del Comune, Nunzio Fabiano, un più che dimezzamento delle copie del giornalino dell’amministrazione «Il Cittadino», e l’eliminazione del portavoce del sindaco a partire dal 2011. Tagli che, dai primi conti fatti a caldo a margine del Consiglio, permetterebbero un risparmio annuo vicino ai 200mila euro. “Ai quali – ha poi aggiunto Frigerio – si aggiungerebbero altri risparmi che abbiamo messo nero su bianco con il primo cittadino».

Ma Bruni ha dovuto concedere anche una cambiale politica, in cambio della preziosa astensione che ha evitato la caduta della giunta e la conseguente nomina di un commissario prefettizio. Tra le altre «promesse» del primo cittadino, ci sarebbe infatti anche quella della nomina del consigliere “liberal” Nicola Belcastro, rivelatosi spesso assai critico nei confronti del sindaco, nel Consiglio d’Amministrazione della scuola professionale «Castellini».