Como, crisi dopo la scissione in Consiglio comunale nel gruppo del Pdl: sindaco in bilico

Pubblicato il 8 Novembre 2010 8:47 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 8:47

Crisi di governo a Como, da quando, il 4 novembre, la città lariana ha un nuovo gruppo consiliare, il terzo più numeroso dopo quello di maggioranza (15 consiglieri del Popolo delle Libertà) e quello formato dagli otto consiglieri del Partito Democratico. In “Autonomia liberale per Como” sono confluiti due consiglieri del gruppo “Liberi per Como”, Emanuele Lionetti e Luigi Bottone, e i cinque ribelli che nei giorni scorsi erano usciti dal Pdl.

Un equilibrio precario in vista della seduta prevista in Comune per lunedì 8 novembre, in cui verrà discussa la mozione di sfiducia al sindaco Stefano Bruni, giunto al secondo mandato alla guida della città lombarda. Il primo cittadino apre al dialogo con i dissidenti, ma la strada si presenta in salita, come spiega Piercarlo Frigerio, capogruppo della nuova formazione consiliare: «La nostra iniziativa è la risposta alla mancanza di risultati dell’attuale sindaco, a partire dalle grandi opere promesse. Ma esiste anche una questione di rappresentanza politica, non ci riconosciamo in alcun modo nei vertici locali del Pdl, ed è un disagio avvertito anche dalla cittadinanza».

La discussione sulla mozione di sfiducia potrebbe richiedere alcuni giorni e giungere a conclusione solo giovedì 11 novembre. Sul tavolo ci sono già le richieste avanzate nei giorni scorsi da Emanuele Lionetti e Luigi Bottone, quattordici punti incentrati soprattutto sui tagli alle spese: tra gli altri la sospensione del giornalino comunale, la riduzione del compenso al segretario generale, l’eliminazione della figura del portavoce e il taglio di tre assessori. Su quest’ultimo aspetto due membri della giunta, Ezia Molinari e Anna Veronelli, sono venute in soccorso al sindaco Bruni offrendo le proprie dimissioni.

Tra i fuoriusciti che hanno abbandonato il gruppo del Pdl ci sono il presidente del Consiglio Comunale Mario Pastore, Pasquale Buono, Arturo Arcellaschi e Andrea Anzi. Una rottura che, assicura Frigerio, non ha nulla a che fare con le tensioni che scuotono il centro-destra a livello nazionale: «Presenteremo una piattaforma di richieste. La loro accettazione sarà una condizione necessaria ma non sufficiente per confermare la nostra fiducia al sindaco. Siamo stanchi delle solite promesse». Un margine di trattativa però ancora rimane, anche per evitare che la città sia affidata a un commissario prefettizio: «Serve un nuovo programma, che dia slancio all’azione politica e porti risultati concreti e immediati. Altrimenti saremo costretti a prendere la decisione più difficile, ma anche più coraggiosa, per il bene della città».

In una posizione di “osservazione critica” si pone la Lega Nord, forte di due consiglieri, anche se Frigerio non si aspetta che il Carroccio appoggi l’iniziativa di “Autonomia liberale per Como”: «I leghisti fanno sempre così. Fingono di fare le battaglie dell’opposizione ma poi si riallinenano alla maggioranza. Sono certo che voteranno la fiducia al sindaco».