Energia, turismo: le competenze tornano allo Stato. E le Regioni si impuntano

Pubblicato il 10 Ottobre 2012 13:06 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2012 13:08

Mario Monti e Vasco Errani (Foto Lapresse)

ROMA – Un “attacco alle istituzioni”, “no ai diktat”, “cavalcano l’antipolitica”. Cos’hanno da protestare Vasco Errani e Roberto Formigoni, presidenti di Regione? A loro come ad altri governatori regionali non piace la marcia indietro ingranata dal governo su alcune sostanziose competenze. Energia, turismo, porti, aeroporti, finanza pubblica e sistema tributario, rapporti con la Ue. Torna tutto nelle mani dello Stato, così vuole il governo. Negli ultimi anni, dopo la riforma del titolo V della Costituzione, molte competenze sono passate dallo Stato alle Regioni. Dopo le ultime inchieste sugli enti locali la tendenza è quella di invertire il corso. Il disegno di legge costituzionale su cui sta lavorando il consiglio dei ministri riporta infatti una serie di competenze nelle mani dello Stato centrale. Operazione che però non piace alle Regioni.

E infatti la Lega, portabandiera del federalismo, si è già messa in moto: trattasi di legge costituzionale. Ovvero iter parlamentare “aggravato”, quindi doppio. Serve la maggioranza assoluta. Anzi, due terzi dell’Aula se si vuole evitare che la legge possa essere sottoposta a referendum. E il governo Monti tutto questo tempo e questa maggioranza rischia davvero di non averli.

Il disegno di legge prevede che allo Stato spetti l’ultima parola su tutto. E che nelle materie di competenza concorrente, ovvero quelle che spettano sia al governo centrale che alle Regioni, il ruolo preminente sia dello Stato. Con tanto di possibilità di fissare un termine “non inferiore a 120 giorni” per adeguare la legislazione regionale.

Di mezzo c’è anche la spinosa questione del taglio delle Province. Il rischio è che il governo tagli e le Regioni ricuciano. Ovvero che i governatori possano smontare il provvedimento che limita il numero delle Province in base ai loro poteri attuali. E prima che la tagliola si abbatta alcuni ci hanno già pensato: martedì tre presidenti di Provincia (Asti, Biella e Napoli) hanno annunciato le dimissioni. Chi in protesta contro “i tagli della spending review”, chi per “l’impossibilità di fare valere le ragioni del territorio”. Certo, di mezzo c’è anche una precisa contingenza: sempre martedì scadevano i termini per dimettersi in caso di candidatura alle Politiche.