Comunione a separati e divorziati? “Si, ma solamente se sono single”

Pubblicato il 7 Giugno 2010 11:01 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2010 11:04

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi mentre riceve la comunione

L’ultima volta era stata al funerale di Raimondo Vianello: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nonostante la sua recente e chiacchieratissima separazione da Veronica Lario, si è comunicato. Una scena che ha suscitato polemiche e perplessità, anche tra i credenti, sopraffatti da non pochi dubbi e lacerazioni di coscienza. Separati e divorziati possono fare la Comunione? E se no, perché? Nel giorno del Corpus Domini, la festa del ‘Santissimo Corpo e Sangue di Cristo’, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana l’Avvenire ha affidato a monsignor Eugenio Zanetti, patrono stabile presso il Tribunale ecclesiastico, l’onere di risolvere l’intricata questione.

La posizione ufficiale della dottrina è chiara: a fare da discrimine è una nuova convivenza o un nuovo matrimonio civile. “Occorre distinguere – dice monsignor Zanetti su Avvenire – fra coloro che si trovano in una situazione di «separazione», di «divorzio», di «nuova unione». Per i separati (che non hanno in corso una convivenza), soprattutto per chi ha subito la separazione, di per sé non ci sono impedimenti oggettivi ad accedere a Confessione e Comunione”.

L’impedimento effettivo all’accesso al sacramento della comunione, dunque, è una convivenza con un’altra persona successiva al divorzio. “Per separati o divorziati ciò che impedisce l’accesso ai sacramenti – spiega monsignor Zanetti – oltre a eventuali condizioni morali soggettive non adeguate, è il fatto oggettivo di aver avviato una nuova convivenza o un matrimonio civile”. È questa la scelta, ulteriore rispetto alla separazione o al divorzio, che pone in una condizione in grave contrasto il fedele con la dottrina. “Il matrimonio religioso è una realtà incancellabile – continua – proprio come incancellabile ed eterno è l’amore divino per l’umanità. Chi avvia una nuova unione contraddice con la sua scelta quanto indicato dal Signore e quindi si pone in una condizione oggettiva cosiddetta irregolare. Ed è proprio questa condizione irregolare che non pone i presupposti sufficienti per accedere ai sacramenti”.

E se il divorziato  risposato cessa la convivenza con la persona sposata in seconde nozze civili? La domanda dell’Avvenire si riferisce chiaramente – senza fare nomi – all’episodio di Silvio Berlusconi ai funerali di Vianello. “Se cessa la convivenza, c’è separazione o divorzio dal matrimonio civile, o morte di uno dei partner, viene meno un impedimento oggettivo per accedere ai sacramenti. Tuttavia – precisa monsignor Zanetti – occorrerà valutare la globalità della vita morale e religiosa della persona, l’effettivo cammino di conversione in atto, così che l’essere riammessi ai sacramenti si inserisca in un autentico cammino di fede e in una rispettosa vita ecclesiale. In tutto ciò la Chiesa ha a cuore sia il singolo, sia l’attenzione ad evitare che il cammino di questi sia di scandalo per gli altri fedeli. Questo – conclude – vale per tutti, anche (e forse con maggiore attenzione) per coloro che ricoprono un particolare ruolo pubblico”.