Condono, scontro M5s-Lega. Conte convoca il Cdm: “Il premier sono io”. Salvini dice no, poi ci ripensa: “Se serve ci sarò”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 ottobre 2018 21:49 | Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2018 7:03
Luigi Di Maio a Porta a Porta

Luigi Di Maio a Porta a Porta (Ansa)

ROMA – Lega e 5Stelle ai ferri corti sul decreto fiscale. Dopo le parole di Di Maio che in tv aveva parlato di un testo manipolato annunciando addirittura una denuncia in Procura, era arrivata la risposta del viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, che sostanzialmente aveva smontato le accuse M5S, dicendo che il testo del decreto “lo conoscevano tutti”.

Secondo le intenzioni di M5s e dello stesso Conte, per risolvere la questione e rivedere il testo del decreto parola per parola, bisognava convocare un nuovo Consiglio dei ministri che, dopo un diniego da parte della Lega e un conseguente botta e risposta tra i due alleati di governo, si svolgerà questo sabato salvo ripensamenti dell’ultimo minuto. 

In un primo momento, era stato lo stesso Salvini ad escluderlo categoricamente irritando non poco Conte che aveva reagito: “Salvini? Il premier sono io”. Il Carroccio aveva controbattuto tenendo il punto fino alla serata, facendo sapere che alla riunione non sarebbe andato nessuno del partito. La tensione è rimasta molto alta, con Conte che avrebbe minacciato le dimissioni.

In tarda serata però, è stato lo stesso Salvini a gettare acqua sul fuoco. A “Viva l’Italia” in onda su Rete 4, il leader leghista ha assicurato: “Ancora non è stato convocato il Consiglio, ma se serve che Salvini ci sia, Salvini ci sarà”. 

Ai 5Stelle non va giù l’introduzione dello scudo fiscale e la non punibilità per chi evade. Per questo ha deciso di convocare un Cdm già per venerdì, poi spostato a sabato.

Matteo Salvini, nel pomeriggio aveva stoppato ogni ipotesi: “Io domani sono in Trentino. Non possiamo rifare il consiglio dei ministri ogni quarto d’ora. Quando prendo un impegno, quando firmo un contratto con Di Maio e con gli italiani, lo mantengo. Quando approvo un decreto lo mantengo. Non possiamo ricominciare tutto daccapo. Non si può costruire di giorno e smontare di notte”.

Salvini non si era limitato a dire apertamente “quando approvo un decreto lo mantengo”. Il leader della Lega aveva ironizzato sull’alleato pentastellato: “Non ci sono regie occulte, invasioni degli alieni o scie chimiche. Questo è un governo che non ha timidezze, problemi o complotti contro. In consiglio dei ministri c’erano tutti, non c’ero solo io”.

Poi, facendo riferimento agli attacchi dall’Europa aveva aggiunto: “Stiamo per essere attaccati dall’Europa. Se diciamo che il decreto è stato modificato la sera per la mattina da Batman o da Robin, è un problema”. Parlando da Bolzano aveva detto: “Domani inizio a Cles la mattina e finisco a Trento a tarda notte. Sabato mattina sono a Cernobbio. Domenica ho il derby, entro in clima derby e non posso occuparmi di altro…”. Più tardi, parlando in un comizio, assicurava che il governo durerà cinque anni restando però  irremovibile sul no al cdm.

Per i Cinquestelle il caso però è apparso da subito come “politico”. Il ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, aveva avvertito che “nel testo del decreto fiscale sono state inserite norme non concordate in Consiglio dei Ministri. Se qualche nostalgico del passato pensa di fermare il cambiamento si sbaglia, quelle norme spariranno. Alle Camere invierò solo un testo pulito: con noi niente scudi né condoni”.

Anche la viceministra dell’Economia Laura Castelli, sempre M5s, aveva insisto: “Lunedì prima del Consiglio dei ministri c’è stato un tavolo politico in cui l’accordo raggiunto prevedeva nessun condono penale e niente scudo fiscale sui capitali esteri. Adesso Garavaglia e la Lega ci dicono che approvano una norma che introduce condoni penali e scudi fiscali per capitali all’estero? Allora c’è un problema politico”.

In serata erano arrivate anche le parole di Luigi Di Maio, rimasto in silenzio per tutta la giornata dopo le accuse a Porta a Porta: “Adesso il tema è politico e se è un tema politico ha bisogno di un chiarimento politico. La sede giusta è il Cdm ma possiamo anche fare un vertice prima. Lo spread è a 327 perché i mercati pensano che il governo non sia più compatto.”

Anche Conte si era schierato apertamente con M5s.

Alla fine del vertice europeo che si è tenuto a Bruxelles, della vicenda decreto fiscale aveva parlato anche Conte: “Sabato mattina ci sarà un consiglio dei ministri perché porterò il risultato della rilettura” del decreto e “avremo quindi la possibilità di confermare” il testo o, “nel caso dirimere qualche dubbio politico che è sorto”.

Conte di fatto si è schierato con M5s: “Il consiglio dei ministri si svolgerà perchè a convocarlo sono io. Se ci sarà Salvini? non lo so perchè c’è anche la campagna elettorale al nord. Non so se Salvini farà in tempo a rientrare. Ma il consiglio dei ministri ci sarà. Il presidente del consiglio sono io”.

Alle parole di Conte era arrivata un’ennesima replica di Salvini: “Il consiglio dei ministri convocato per sabato? Io sabato ho l’appuntamento con la Coldiretti e soprattutto con i miei figli. Il Paese è importante ma sono importanti anche i figli”.

Oltre a leader, a schierarsi per la non partecipazione al Consiglio dei ministri era stato tutto il partito. Senza di lui non ci sarebbe andato nessuno: “La Lega è compatta sulla linea del suo segretario: se Matteo Salvini, come ha detto, non parteciperà sabato al Consiglio dei ministri annunciato dal premier, nessuno dei leghisti sarà alla riunione”, avevano fatto sapere dalla Lega, fino al ripensamento di Salvini annunciato durante la trasmissione di Rete 4. 

Salvini ha detto di voler partecipare al Consiglio dei ministri di sabato, dunque. Intanto però,  come se non bastasse, tra i due alleati si è aperto un nuovo fronte. Si tratta delle assicurazioni. Fonti del M5S dicono infatti che il tema della tariffa unica nazionale sulle Rc auto era stata discussa nella riunione sulla manovra la settimana scorsa ed era stata inviata agli alleati della Lega martedì mattina, che però smentiscono. 

La deputata trentina del Patt (Partito autonomista trentino tirolese), Emanuela Rossini, è stata la prima a tirare fuori la questione degli aumenti delle tariffe: “No alla norma all’interno della manovra che intende uniformare il costo delle assicurazioni su tutto il territorio nazionale”. La norma, secondo la deputata, “penalizzerebbe soprattutto la provincia di Trento e quella di Bolzano. Per i trentini porterà un aumento del 25% della Rc auto”. 

“È una misura fortemente iniqua – aveva aggiunto la Rossini – perché le differenze di costo tra i territori sono connesse al numero di incidenti, alle cosiddette cause opportunistiche e ai raggiri ai danni delle compagnie. Se davvero si vuole intervenire sul settore – ha proseguito – si lavori per rimuovere le cause che portano alcuni territori ad avere costi più alti a cominciare dai comportamenti fraudolenti. È inaccettabile l’idea che per questi debbano pagare territori virtuosi come il nostro. In Parlamento ci opporremo presentando specifiche proposte”.

“Il Trentino come l’Alto Adige viaggiano a velocità diverse – ha concluso – rispetto ad altre regioni. Questo grazie all’autogoverno concessoci dalla nostra Autonomia. Non possiamo permettere un abbassamento dei nostri standard per uniformarci al resto del Paese. Non aiuterebbe nemmeno il Paese, che ha invece bisogno di premiare i virtuosi e trainare tutti gli altri a migliorare”. 

La sua posizione è stata confermata e rafforzata dal viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia della Lega, che in evidente contrasto con gli alleati M5s ha dichiarato: “Una norma mai vista, né condivisa. Quindi, il problema non esiste”.  

L’apertura di Salvini al Cdm di sabato. 

Come detto, in serata è arrivata la nota di Salvini che sembra gettare acqua sul fuoco ed aprire ad un nuovo Cdm: “Le polemiche aiutano solo gli avversari del governo, i burocrati europei e gli speculatori. Basta litigi, lavoriamo e risolviamo gli eventuali problemi parlando, non litigando”.

Salvini è intervenuto a “Viva l’Italia” su Rete 4: “Se c’era qualche problema bastava dirlo: gli ultimi che volevo aiutare erano i malfattori. Molto semplicemente ci sono italiani che hanno fatto la dichiarazione ma sono ostaggi di una cartella”.ù

“Se hanno cambiato idea i Cinque Stelle – ha proseguito Salvini – lo dicano e ci ragioniamo, ma io – aggiunge – mantengo i patti. Non siamo all’alba di crisi di governo, ci sono tante cose da fare”.

Il leader leghista ha ricordato i suoi impegni elettorali e il desiderio di passare qualche ora in famiglia ma ha aperto anche sull’ipotesi Cdm: “Ancora non è stato convocato il Consiglio, ma se serve che Salvini ci sia, Salvini ci sarà”. Poi, sempre a “Viva l’Italia” aveva aggiunto: “A Di Maio dico che se ci sono problemini si risolvono: abbiamo un contratto da attuare, lo faremo lavorando pancia a terra. Se ci sono problemi interni ai Cinque Stelle si lavora per risolverli”.