Confalonieri, fallita la “missione” Casini: dall’incontro col leader Udc nessun aiuto a Berlusconi

Pubblicato il 26 Novembre 2010 9:44 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2010 9:44

Fedele Confalonieri

Pierferdinando Casini non aiuterà Silvio Berlusconi, rinnova l’invito alle dimissioni e lo sfida a governare con un esecutivo di minoranza.  Neppure l’incontro di giovedì 25 novembre tra il segretario dei centristi e Fedele Confalonieri è servito a smuovere le acque. La linea dell’Udc, insomma, appare tracciata: di appoggio esterno all’esecutivo non se ne parla, di votare la fiducia il 14 dicembre neppure. L’unica possibilità per Berlusconi di trovare un appoggio da Casini, insomma passa per le dimissioni e l’apertura di “una fase nuova”. Scenario, ad oggi, neppure lontanamente ipotizzabile.

Casini, scrive Paola di Caro sul Corriere della Sera, è convinto che “il premier in qualche modo ce la farà a evitare la bocciatura alla Camera, ma non attraverso la conquista di nuovi parlamentari. Piuttosto, a salvarlo sarebbero strategiche assenze che potrebbero essere incentivate dalla stessa Udc: «Ci provi a governare Berlusconi con un esecutivo di minoranza, lo vogliamo vedere…», è il leitmotiv in via Due Macelli”.

Se Confalonieri, giovedì, aveva una missione, si può dire che non è stata compiuta. Il presidente di Mediaset ha incontrato Casini alla Camera. Spiega la Di Caro: “I due si incontrano spesso, raccontano, sono amici, parlano di politica, ma mai come oggi ciascuno resta sulle proprie posizioni. Da domenica, quando si sono incontrati a San Siro per Milan-Fiorentina e il presidente di Mediaset ha buttato lì un «perché non date una mano a Berlusconi?», ricevendo in cambio un «fatelo voi, dandogli buoni consigli», la situazione non è cambiata granché. Ma anche Berlusconi si muove: ieri ha incontrato riservatamente il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e il leader Cisl Raffaele Bonanni: per parlare di economia ma anche della crisi politica e, non si esclude, del ruolo dei centristi”.

Mentre l’Udc resta fermo, qualche timido segnale arriva da Fli, sempre diviso tra falchi e colombe. Fabio Granata anche ieri ha detto che non si vota la fiducia. Adolfo Urso, invece, ipotizza delle condizioni in cui il governo potrebbe sopravvivere. Ci vorrebbe una legge elettorale col premio di maggioranza “utopistico”, attorno al 45%. Con uno scenario simile Fini potrebbe ritirare la richiesta di dimissioni e accontentarsi di “sorvegliare il governo da fuori”. Difficile, però, che il Cavaliere si metta a fare una legge elettorale che lo punisce fortemente rispetto a quella attuale.

Solido, invece, l’asse Fini Casini. Aspettando Luca Cordero di Montezemolo. Piaccia o no, la possibile discesa in campo del presidente Ferrari fa venire più di qualche mal di pancia nel Pdl e nella Lega. Bossi lo attacca in modo frontale: “È uno che le rogne se le cerca: ci dica come ha fatto i miliardi con il treno”. E’ il suo stile, come è nello stile di Giulio Tremonti il sarcasmo velenoso: “Qui a Pavullo — ha detto giovedì 25 novemnbre — ho visto un bel palazzo in piazza Montezemolo… Ops, volevo dire Montecuccoli. Ecco, tenetevi Montecuccoli, è molto meglio..”.