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Consip, pm accusa Carabinieri: “Esagitati, puntavano ad arrivare a Renzi”

Consip, pm accusa Carabinieri: "Esagitati, puntavano ad arrivare a Renzi"

Consip, pm accusa Carabinieri: “Esagitati, puntavano ad arrivare a Renzi”

ROMA – Consip, pm accusa Carabinieri: “Esagitati, puntavano ad arrivare a Renzi”. “Lei ha una bomba in mano”, “scoppierà un casino”, “arriviamo a Renzi”: sono le frasi che il pm di Modena Lucia Musti, audita il 17 luglio dal Csm, ascoltò proferire da parte di due ufficiali dei Carabinieri che le anticipavano gli sviluppi dell’inchiesta Consip. Si tratta del capitano del Noe Gianpaolo Scafarto (nel frattempo promosso maggiore) e del colonnello Ultimo.

Il primo è già finito sotto accusa per aver inserito notizie non veritiere nell’informativa agli uffici di Roma e Napoli, come quella in cui l’affermazione “l’ultima volta che ho incontrato Renzi” (Tiziano, cioè il padre dell’ex premier) viene attribuita all’imprenditore Alfredo Romeo, mentre invece era dell’ex parlamentare Italo Bocchino, e riferita al figlio Matteo.

Messa in allarme dalla foga con cui i due Carabinieri anticipavano i risultati di un lavoro delicato e coperto da segreto investigativo, respinse altre insistenti richieste di incontro: al Csm il pm Musti ha riferito la sua impressione al momento e cioè di aver pensato che quei carabinieri fossero degli “esagitati”. Di più: spregiudicati e come “presi da un delirio di onnipotenza”.

I colloqui risalgono alla primavera del 2015: ad aprile di quell’anno, la Procura di Modena aveva appena ricevuto gli atti dell’inchiesta sugli affari della coop Cpl Concordia, aperta dalla Procura di Napoli e poi trasmessa per competenza territoriale nella città emiliana.

Il capitano Ultimo si difende: “Mai fatto il nome di Renzi”. “Non ho mai svolto indagini per fini politici”. Il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Totò Riina, risponde così – interpellato dall’ ANSA – a quella che definisce una “campagna di linciaggio mediatico”. A proposito del procuratore Musti afferma di non averla “mai forzata in nessuna cosa” e di aver sempre svolto “le indagini che ci ha ordinato con lealtà e umiltà”. “Non ho mai parlato di Matteo Renzi né con la dottoressa Musti né con altri”, ha aggiunto.

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