Consultazioni, Mattarella: “Nessuna intesa, serve tempo”. Di Maio: “Lega e Pd interlocutori”

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2018 21:10 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2018 21:32
Sergio Mattarella con Di Maio al Quirinale

Consultazioni, Mattarella: “Nessuna intesa, serve tempo”. nella foto Ansa il Capo dello Stato incontra Di Maio

ROMA – “Desidero ringraziarvi per il lavoro che avete svolto e che state svolgendo per informare i nostri concittadini dell’andamento delle consultazioni”.

Tutte le notizie di Blitzquotidiano e Ladyblitz in queste App per Android. Scaricate qui Blitz e qui Ladyblitz.

Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella sua dichiarazione al termine della seconda giornata di consultazioni al Quirinale.

Il Capo dello Stato ha spiegato in diretta televisiva lo stato dell’arte ed ha illustrato i prossimi passi per giungere alla formazione del governo del Paese. “Le consultazioni, come è noto, hanno lo scopo di individuare, di fare emergere, in base agli articoli 92 e 94 della nostra Costituzione, una composizione di un governo che abbia il sostegno della maggioranza del Parlamento. Le elezioni che abbiamo celebrato un mese fa hanno visto un ampio aumento di consenso per due partiti – uno dei quali alleato con altri – ma non hanno assegnato a nessuna parte politica la maggioranza dei seggi in Parlamento, ne’ alla Camera né al Senato, dove sono presenti tre schieramenti politici”.

“Nessun partito, né schieramento politico dispone, quindi, da solo, dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo. E’ indispensabile, quindi – in base alle regole della nostra democrazia – che vi siano delle intese tra più parti politiche per formare una coalizione che possa avere la maggioranza in Parlamento e quindi far nascere e sostenere un governo. Nelle consultazioni di questi due giorni – ha sottolineato – non è ancora emersa questa condizione”.

Dunque, ha spiegato, “farò trascorrere qualche giorno di riflessione, anche sulla base della esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata durante i colloqui da molte parti politiche. Sarà utile a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni che i vari partiti mi hanno prospettato. Sarà utile anche a loro per valutare, responsabilmente, la situazione, le convergenze programmatiche e le possibili soluzioni per dar vita a un governo”.

“Nella corso della prossima settimana – ha concluso – avvierò, quindi, un nuovo ciclo di consultazioni per ascoltare le opinioni dei partiti e verificare se è maturata qualche possibilità che oggi non si registra. Buon lavoro.”

Di Maio, nessun veto ma guardo a Pd e Lega.

Nessun veto e un nuovo appello, di fatto, a Lega e Pd, per formare un governo sulla base di un contratto alla tedesca che non prevede alleanze, ma temi comuni e procedure condivise. Nessuna intenzione di ‘spaccare’, né da una parte né dall’altra, anche se la coalizione di centrodestra non la riconosce. Nel giorno delle consultazioni il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, spiega ai giornalisti, nella sala della Vetrata, la posizione di M5s. Sottolinea di nuovo che si tratta del primo partito del Paese e lo fa con quella che ritiene il punto di forza di un Movimento che non è di destra né di sinistra ma che chiama a raccolta le forze che condividono un percorso.

Dopo mezz’ora circa di colloquio con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, insieme ai due capigruppo di Camera e Senato, Giulia Grillo e Danilo Toninelli, Di Maio torna a Montecitorio: nessuna dichiarazione ai cronisti che lo circondano fino a quando non prende l’ascensore. Poi si chiude negli uffici del gruppo insieme a Toninelli, Grillo e lo staff della comunicazione. Ha annunciato che inviterà ad un incontro il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina e il leader della Lega, Matteo Salvini. Il timing non lo dice, (“siete fissati con questo timing, vi piace questa parola”, scherza soltanto prima di salire) ma con ogni probabilità, secondo quanto si apprende, i colloqui chiesti si svolgeranno ad inizio della prossima settimana, prima del secondo giro al Quirinale.

“Abbiamo detto al presidente Mattarella che sentiamo tutta la responsabilità di esser la prima forza politica” e di lavorare per assicurare il prima possibile “un governo del cambiamento”, annuncia Di Maio, e rassicura: con M5s l’Italia resterà alleata dell’Occidente nel Patto atlantico, nell’Unione europea e monetaria. Quindi boccia l’ipotesi di “governissimi, governi tecnici e governi di scopo”; e propone l’accordo alla tedesca, di fatto, solo a due interlocutori: il Pd e il Carroccio.

E’ “chiaro – precisa – che sono due soluzioni alternative” e solo dopo i nuovi incontri si capirà “con chi si potrà sottoscrivere il contratto di governo”, aggiunge. E puntualizza: “Io non ho mai voluto spaccare il Pd, mi rivolgo al Pd nella sua interezza”, non “ci permetteremmo di interferire nelle dinamiche interne”. Quindi ‘attacca’: “Non riconosciamo una coalizione di centrodestra” si sono “presentati alle elezioni con tre candidati premier” e anche al Quirinale si sono presentati separati; e soprattutto, spiega Di Maio, “una di queste forze non riconosce il M5s, perciò ci rivolgiamo alla Lega”.

Domani, intanto, Di Maio dovrebbe già partire alla volta di Ivrea dove Davide Casaleggio ha organizzato, per tutta la giornata di sabato, la seconda edizione di ‘Sum’. Anche se questo, in linea teorica, non esclude che possa avviare i contatti con i degli altri due partiti.

Berlusconi alza un muro contro M5s. E’ tensione con la Lega.

Berlusconi si è presentato questa mattina al cospetto del Capo dello Stato Mattarella nelle vesti di ‘stabilizzatore’, con l’intenzione di ergersi a garante rispetto ai vincoli europei e i conti pubblici, assicurando piena responsabilità. Ma l’ex premier di fronte al ‘niet’ di Di Maio a dialogare con FI ha deciso di ergere un muro rispedendo  al mittente il veto di Di Maio nei suoi confronti. È pronto ad alleanze, ma partendo dal centrodestra e da Salvini premier. “Il nuovo governo deve partire dal centrodestra che ha vinto le elezioni e deve rifuggire odio sociale, pauperismo e giustizialismo” ha detto l’ex premier.

La mossa però, non sembra essere piaciuta alla Lega. Il vice segretario della Lega, Giancarlo Giorgetti, a Matrix su Radio 105 spiega: “Oggi Berlusconi ha messo un punto fermo rispetto al fatto che il M5s non deve andare al governo. Hanno preso il 32%, è difficile tenerli fuori in una fase come questa. Secondo me tatticamente Berlusconi ha sbagliato, ha alzato la palla a Di Maio che l’ha semplicemente schiacciata. Di Maio ha avuto gioco facile oggi pomeriggio, ed è finito il cinema”.

“Berlusconi – aggiunge Giorgetti – preferisce guardare al Pd, ma il Pd ha perso le elezioni. Il M5S invece ha avuto la fiducia di oltre 11 milioni di elettori. Può non piacere, ma la realtà è questa e se si vuole fare un governo per fare cose importanti si deve fare un governo forte con numeri forti”.

Il capogruppo leghista esclude che esistano personalità terze che possano favorire la quadra: “Non credo sia immaginabile un tecnico, un professore o chi altro perché non sono espressione del voto del popolo”. Giorgetti ha spiegato che non esiste nessun accordo segreto con Di Maio: “Non abbiamo nessun accordo con Di Maio. Vorremmo fare un accordo di governo che duri 5 anni e che possa far cambiare profondamente l’Italia e riformarla, e vorremmo che in questa avventura ci siano anche Forza Italia, i nostri alleati del centrodestra. Su questo ci sono dei problemi e oggi si è visto alle consultazioni: Berlusconi ha preso una posizione di tipo politica tradizionale. Berlusconi ha messo un punto fermo sul fatto che i 5 Stelle non debbano andare al governo. Noi osserviamo semplicemente che i 5 stelle hanno preso quasi il 33% di voti dell’elettorato ed è difficile tenerli fuori in una fase come questa”.

Il Pd non andrà agli incontri con Di Maio e gli altri leader.

“L’esito elettorale negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino”. A dirlo è il reggente del Pd Maurizio Martina al termine del colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale.

Il segretario Martina spiega che “è emersa una potenziale maggioranza” nelle scelte istituzionali appena fatte, e che “sono state compiute senza di noi”. Il riferimento è all’esclusione del Pd dalla nomina dei questori per gli uffici di presidenza. Ma finora questa potenziale maggioranza “si è comportata come se fosse il secondo tempo della campagna elettorale: farebbero bene queste forze a tornare con i piedi per terra, visto che nelle proposte che sentiamo avanzare vorrebbero unire tutto e il contrario di tutto”.

Martina ha presentato al capo dello Stato un programma in 4 punti, che comprende fra l’altro un raddoppio delle risorse per il reddito di inclusione, ma sempre nel rispetto per il risanamento dei conti pubblici, che “deve continuare”. E qui un nuovo attacco a Lega e 5Stelle, “sentiamo proposte pericolose” rispetto appunto al quadro economico. E in serata, dopo l’offerta arrivata da Di Maio, il Pd prende una posizione chiara: “Il Partito democratico non è interessato a partecipare agli incontri chiesti da Luigi Di Maio alle forze politiche”.