Consultazioni, da domani Mattarella va alla verifica di M5s e Lega. Ma servirà altro tempo

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 aprile 2018 9:13 | Ultimo aggiornamento: 3 aprile 2018 13:57
Colsultazioni, da domani Mattarella va alla verifica di M5s e Lega. Ma servirà altro tempo

Colsultazioni, da domani Mattarella va alla verifica di M5s e Lega. Ma servirà altro tempo

ROMA – Prende il via domani, mercoledì 4 aprile, il primo giro di consultazioni al Quirinale per la formazione di un eventuale governo. Ma la strada è ancora lunga da percorrere.

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Dopo le vacanze di Pasqua la politica si rimette in movimento e a un mese esatto dalle elezioni del 4 marzo, entra quindi in azione il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che nel giro di 48 ore riceverà tutte le delegazioni dei partiti presenti in Parlamento.

Si parte il 4 mattina, alle 10,30, con la neo eletta presidente del Senato, Elisabetta Casellati e si termina il 5, alle 16,30 con la delegazione dei Cinque Stelle. Ma l’attenzione sarà focalizzata proprio su questi ultimi e sulla Lega, che al presidente dovranno esplicitare le loro proposte su come sciogliere il rebus della formazione di una maggioranza in grado di sostenere un esecutivo.

Sergio Mattarella è consapevole che in questa prima fase sarà difficile stanare le forze politiche dai bunker dove sono entrate sin dal 4 marzo e al Quirinale ci si prepara a un lavoro lungo e paziente. Mettendo in preventivo anche una pausa di riflessione e un secondo giro di consultazioni. Ed escludendo incarichi o pre-incarichi a chicchessia alla fine di questi primi incontri.

Per Mattarella l’intenso lavoro di colloqui inizierà quindi mercoledì mattina nel suo studio “alla Vetrata”, ricevendo separatamente i presidenti delle due camere. Dopo l’incontro con Elisabetta Casellati, prima donna a ricoprire la seconda carica dello Stato, alle 11,30, ascolterà il Presidente della Camera Roberto Fico. Poco più tardi, alle 12,30, Sergio Mattarella riceverà l’unico Presidente emerito in vita, Giorgio Napolitano.

Nel pomeriggio si entra quindi nel vivo delle consultazioni, con la salita al Colle dei gruppi parlamentari: il primo a varcare il portone del Palazzo dei Papi, alle 16, sarà la delegazione del gruppo “Per le Autonomie (SVP-PATT, UV)” del Senato, presieduta dalla senatrice di Merano, Juliane Unterbergher (Svp).

Poco più tardi, alle 16,45 gli esponenti del Gruppo Misto di Palazzo Madama, presieduto da Loredana De Petris (Liberi e Uguali). Alle 17,30, sarà la volta del Gruppo Misto della Camera, il cui presidente è un altro esponente di LeU, Federico Fornaro. Un’ora dopo, alle 18,30, come ultimo appuntamento del giorno, saliranno al colle i presidenti dei gruppi Camera e Senato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli e Stefano Bertacco, assieme alla leader Giorgia Meloni.

All’indomani, si ricomincia alle 10, con la delegazione del Pd, composta dai due capigruppo, Andrea Marcucci e Graziano Delrio, quindi il segretario e il presidente del Partito, Maurizio Martina e Matteo Orfini.

Alle 11,00 tocca a Forza Italia: assieme ai capigruppo Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini, sarà al Colle anche il Presidente del partito, Silvio Berlusconi. A mezzogiorno toccherà ai presidenti dei gruppi della Lega, Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio, assieme al segretario federale, Matteo Salvini.

L’ultimo appuntamento della giornata e dell’intero giro delle consultazioni è alle 16,30, con i Cinque Stelle: anche stavolta a colloquio con Mattarella i due capigruppo, Danilo Toninelli, Giulia Grillo e il capo politico Luigi Di Maio.

Secondo la prassi istituzionale, il presidente poi potrebbe dare un incarico pieno o più probabilmente esplorativo. Oppure avviare subito nuovi colloqui, o ancora lasciar passare qualche giorno di decantazione. Ma nessuno dei leader in campo sembra volersi bruciare al primo giro.

In questa fase spetta alle forze politiche, nessuna delle quali gode di una maggioranza autonoma, indicare almeno con chi vogliono allearsi. Ma sono le stesse forze politiche a chiedere a Mattarella un percorso non inficiato dalla fretta. Chiedono tempo per far decantare le rigidità elettorali, per affrontare e chiudere alcuni conti interni.

C’è Matteo Salvini che non ha fretta e prosegue la campagna elettorale: il segretario della Lega avrebbe chiesto un rallentamento, sia per gestire al meglio i rapporti di forza interni al centrodestra e cioè il ruolo di Berlusconi in un esecutivo a trazione M5s-Lega, sia per chiudere trionfalmente la sua marcia elettorale vincendo le regionali in Friuli Venezia Giulia che si svolgono il 29 aprile. Vittoria che sarebbe tra l’altro un ostacolo al matrimonio Lega-M5s.

Rallentamento dovuto anche allo slittamento dell’attesissimo faccia a faccia tra Salvini e Di Maio a dopo questo primo giro di consultazioni. Il che significa che le parti si presenteranno dal Capo dello Stato con i consueti veti incrociati e che il presidente possa quindi decidere di rivederli.

Sulla via del nuovo governo ci sono poi anche appuntamenti economici ed elettorali: le regionali, le comunali, la presentazione del Def. La sensazione è che quindi l’intero mese di aprile trascorrerà senza la formazione di un governo.

 

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